mercoledì 15 febbraio 2017

Della Rivoluzione e del Terrore

Dopo aver letto tutta una seria di romanzi moderni davvero scadenti ho deciso che il 2017 sarà incentrato sui classici.
Quale autore migliore per iniziare se non Charles Dickens?
Sicuramente vi aspetterete la recensione di Oliver Twist o David Copperfield (due tra i romanzi più conosciuti dell'autore) e invece siccome devo sempre distinguermi dalla massa vi beccate quella de "Le due città".
Più che i singoli personaggi descritti, le vere protagoniste dell'opera sono appunto le due città in cui essa è ambientata: si parte da Londra, che all'epoca dei fatti vive in un clima piuttosto tranquillo, con esemplari punizioni per i reati commessi che fanno rigare dritto più o meno tutta la cittadinanza. Qui la graziosa Lucia ha la possibilità di tessere quel filo d'oro (ne sentirete molto parlare nel corso della storia) fatto di relazioni profonde e piene d'amore che ha tanto desiderato, a partire dalla liberazione del padre dalla prigione della Bastiglia (in cui era stato ingiustamente rinchiuso e che gli causa una pazzia da cui non riuscirà più a guarire) fino ad arrivare al matrimonio con il suo caro Carlo, con cui ha anche una bambina.
Ma il tempo scorre e uno strano e continuo trasferimento di denaro dalla Francia all'Inghilterra insospettisce la borghesia londinese, i cui sospetti vengono confermati da numerose lettere d'oltre Manica che parlano di Rivoluzione, morte e Terrore, una delle quali coinvolge proprio il marito di Lucia, che si vede costretto a partire per salvare un amico.
Da questo punto in poi tutti i personaggi si trasferiscono a Parigi dove trovano un clima di sospetto, ansia e paure dovuto proprio allo scoppio della Rivoluzione: se prima il popolo era considerato alla stregua di topi da calpestare adesso non ha paura di mandare alla ghigliottina la prima persona sospettata di tradimento.
A Parigi si scopre che Carlo in realtà ha origini nobili e viene per questo processato e infine arrestato, dunque condannato a morte nonostante gli agganci che il padre di Lucia possiede tra le guardie carcerarie. Un risvolto inaspettato porterà però al classico lieto fine.
"Le due città" è un romanzo molto ben costruito a partire dai temi affrontati: l'alternanza tra la povertà più disperata (un esempio è l'episodio delle botti di vino che si rompono per strada prese d'assalto dalla gente, con le donne che addirittura inzuppano i loro cenci nel vino per non perderne nemmeno una goccia) e lo sfarzo più indolente (Monsignore, un personaggio che imparerete ad odiare, necessita di quattro persone che gli stiano accanto per mangiare un po' di cioccolata); o il cambiamento degli uomini di fronte alla crudeltà (c'è chi per vendetta diventa spietato quanto i propri oppressori o chi da persona violenta si rende conto della cattiveria umana e comprende come la mitezza possa salvarti) e infine il potere salvifico della ghigliottina, paragonata alla croce che i cristiani portano al collo.
Dickens usa un'ironia crudele confermata anche dall'uso degli aggettivi per contestualizzare il clima pre-rivoluzionario: cencioso, dorato, tintinnante, lurido sono parole che leggerete spesso. Inutile dire che il contesto storico è descritto in maniera magistrale.
Un romanzo importante, utile per capire un periodo storico che ci limitiamo a studiare sui libri di storia, un buon inizio per un anno di classici.

Titolo: Le due città
Autore: Charles Dickens
Editore: NewtonCompton
Prezzo: circa €4 su Ibs, versione MiniMammut
Adatto a chi: agli studenti, o a chi vuole conoscere la Rivoluzione francese non solo dai libri di storia.
Che faccio, lo compro?: che domande, un classico va sempre comprato