giovedì 8 giugno 2017

Sentirsi diversi

Daniela Piras è un'autrice di cui ho già avuto il piacere di leggere una sua raccolta, "Crash" (al link la recensione) che si affacciava con occhio critico al decadimento etico e morale del nostro secolo.
Ha mantenuto intatta questa sua spiccata sensibilità anche nel suo ultimo romanzo, intitolato "Leo" in cui focalizza l'attenzione sulla generazione di giovani studenti universitari che si trascinano giorno dopo giorno incapaci di dare un senso alla propria vita o costruire delle prospettive per il futuro.
Leo è un ragazzo di ventidue anni cresciuto nella più completa bambagia, servito e riverito da mamma e papà (di cui odia le visite il quindici di ogni mese) che hanno fatto sempre di tutto per lui, arrivando addirittura a fare la fila all'università per la consegna dei moduli con cui ogni studente è costretto a confrontarsi.
È agorafobico tanto da odiare i giorni in cui non può proprio evitare di uscire dalla sua stanza, è vittima dell'accidia tipica degli scansafatiche, trova addirittura troppo impegnativo assolvere all'igiene mattutino oppure deleterio per la salute del proprio corpo fare una doccia, al punto da emettere una puzza talmente pregnante da far venire la nausea al povero di turno con cui entra per sbaglio in contatto; è asociale tanto da evitare soprattutto i suoi coinquilini cercando di uscire dalla stanza quando loro non ci sono.
Leo è fondamentalmente un bambino il cui corpo ha avuto una normale crescita, a differenza della sua testa rimasta ancora ai suoi eroi dell'infanzia, primi fra tutti Lisa Simpson.
Il nostro protagonista è tanto schivo nella vita reale quando presente e attivo in quella virtuale: commenti fatti di citazioni di autori che nemmeno conosce ma che gli danno un'aria da intellettuale, finti sabati sera con finti commenti scritti da finti profili gestiti da lui, giusto, all'apparenza, per far credere di avere una vita attiva ma che in realtà è indice di una solitudine molto forte, di cui si accorgerà troppo tardi.
Un giorno però la sua routine viene scossa da un tragico omicidio consumatasi al di là delle tende della sua stanzetta (da cui solitamente Leo non si affaccia): nell'appartamento vicino infatti un uomo ha brutalmente accoltellato sua moglie e mentre tutti ne parlano (che sia in televisione o al bar) la vita di Leo, che somatizza lo shock con una notte insonne, continua imperterrita fra internet, fiction di Mediaset e la falsa vita sui social, tanto da non riuscire più a distinguere la realtà dalla fantasia, cosa che avrà dei veri e propri risvolti drammatici sulla sua psiche.
Strutturalmente il romanzo della Piras divide i capitoli per tematiche in base alle componenti più importanti della vita del protagonista: l'università, la casa, Facebook, i coinquilini e tanti altri, con l'intento di accompagnare il lettore nello studio del fenomeno "Leo": perché Leo è la trasposizione futura delle nuove generazioni, è indice di un forte disagio sociale e psicologico, un ragazzo che difficilmente riesce a farsi capire dagli altri per via delle sue strambe abitudini e delle sue paralizzanti paure ma che avrebbe davvero bisogno di una persona amica.
Un romanzo che fa riflettere soprattutto a tutti quelli abituati a giudicare con molta leggerezza i comportamenti poco conformi a quelli della società.

Titolo: Leo
Autore: Daniela Piras
Editore: Talos Edizioni
Prezzo: 9,50€ copertina morbida
Adatto a chi: non può fare a meno di sentirsi diverso e per questo escluso
Che faccio, lo compro?: si, per imparare a guardare con occhio diverso le persone all'apparenza "strane"



domenica 14 maggio 2017

Sostantivi condizionanti

Non ho mai voluto leggere "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera per via dell'aggettivo "insostenibile" del titolo: immaginavo si trattasse di un romanzo pesante di quelli che ti aiutano a pensare ad altro durante la loro lettura. Sono felice di essermi ricreduta, perché il romanzo mi ha appassionata fin dalle prime pagine.
"L'insostenibile leggerezza dell'essere" è ambientato durante la primavera di Praga e racconta la storia di quattro personaggi, Tomas, Tereza, Sabina e Franz.
Tomas e Tereza vivono una relazione complicata dall'infedeltà cronica di lui, che la tradisce, oltre che con un numero impressionante di donne, anche con Sabina, la quale a sua volta inizia una relazione clandestina con Franz, sposato con una famosa gallerista che ha esposto anche i quadri di Sabina.
La pittrice riesce a trovare un lavoro anche a Tereza, la quale inizia la sua carriera come fotografa di una rivista per poi diventare una vera e propria freelance grazie alla vendita ai giornalisti stranieri delle foto scattate durante l'invasione russa di Praga: la città infatti è sotto il giogo delle armate rosse e quelle scattate da Tereza sono immagini che rimarranno nella memoria collettiva.
Tomas dal canto suo da chirurgo rinomato e stimato diventa quasi senza accorgersene un vero e proprio sovversivo a causa di un suo articolo pubblicato su una rivista di propaganda antigovernativa: perderà il lavoro e finirà a fare addirittura il lavavetri pur di mantenere sé stesso e la propria compagna; i due si trasferiranno poi in campagna dove l'uomo capirà finalmente cosa sia la felicità.
Franz e Sabina vivranno una relazione che resterà clandestina fino al giorno in cui Franz non confessa l'infedeltà alla moglie tradita, perdendo in questo modo entrambe le donne.
Ritroviamo Franz in un corteo creato per accompagnare un gruppo di medici al confine con la Cambogia così da prendersi cura dei civili feriti nel conflitto contro il Vietnam: l'uomo aveva già preso parte a simili esperienze a partire dalla raccolta di firme che a Praga cercava di aiutare gli intellettuali imprigionati, così come il corteo in aiuto dei vietnamiti in guerra contro gli americani; esperienze che hanno uno scopo ultimo che non è però quello che ci si aspetta (portare pace o sollievo ai civili coinvolti) ma è, come scoprirà presto il nostro protagonista, uno scopo di mero spettacolo che ha a che fare più con l'agire per fare qualcosa anche se totalmente inutile (interessante è il racconto dell'attrice americana e del cantante famoso che si trovano alle prime file del corteo, attenti però ai flash delle macchine fotografiche mentre attorno a loro esplodono le granate). Franz è stanco di tutto questo e comprende cosa c'è di vero e giusto nella sua vita.

Stilisticamente parlando, Kundera si pone come spettatore esterno che racconta una storia non sua ma riesce a dare comunque al lettore la sensazione che lui conosca davvero i personaggi implicati nella vicenda.

Le relazioni tra i protagonisti si intrecceranno con la Storia, la fuga degli intellettuali in Svizzera, la resistenza ai socialisti, la completa soppressione della libertà culturale da parte del governo e infine i sentimenti, le sensazioni, le vicende personali dei singoli, ognuno con una storia diversa ma con un minimo denominatore comune: nella vita tutto ciò che scegliamo di fare o di avere, tutto ciò che all'apparenza ci sembra leggero (i rapporti interpersonali che intrecciamo, le scelte etiche e morali, il modo di vivere e comprendere la vita) non tarda a manifestare il proprio peso, spesso insostenibile.

Titolo: L'insostenibile leggerezza dell'essere
Autore: Milan Kundera
Editore: Adelphi
Prezzo: € 9,00 in formato tascabile
Adatto a: tutti gli amanti dei classici, a coloro che hanno bisogno di ristabilire le proprie priorità, o semplicemente a chi vuole approfondire la condizione degli intellettuali durante la Primavera di Praga
Che faccio, lo compro?: Consigliatissimo, non lasciatevi impressionare come me dall'aggettivo



domenica 7 maggio 2017

La vera storia delle principesse Disney

Ogni volta che la Disney produce un nuovo film mi vengono in mente tutta una serie di domande: perché cantano così tanto, perché l'eroina di turno è così scapestrata da non pensare alla sua incolumità, il film è un'idea originale oppure è stato preso spunto da una favola scritta centinaia di anni fa, per quale cavolo di motivo non riescono a dirsi le cose parlando ma devono per forza cantare e ballare, chissà quanto tempo impiegheranno le bambine di tutto il mondo a convincere i genitori a farsi comprare tutti i gadget dei Disney Store, più altre di questo tipo che vi risparmio.
Dato che mi risulta complicato trovare risposta a tutti gli interrogativi che il mio cervello produce di fronte a lustrini, colori sgargianti, sorrisi e al fiume di lacrime in cui inevitabilmente sono destinata a finire al termine del film, sono andata a prendere tutti i libri di favole più conosciuti e a cercarmi la vera storia delle nostre amate principesse.

La Sirenetta
La storia della Sirenetta è stata raccontata da Christian Andersen nel 1837. L'inizio della favola è stata trasposta in maniera quasi uguale, non fosse per alcuni piccoli particolari: la piccola Sirenetta, ultima di quattro sorelle, è la nipote del re del mare e chiede sempre consigli alla sua cara nonnina soprattutto per quanto riguarda il fantomatico mondo degli uomini. Solo dopo il raggiungimento del quindicesimo anno di età la nostra protagonista ottiene il permesso dello zio di arrivare in superficie ed è proprio in questa occasione che incontra e si innamora di un principe che salva da un naufragio. Dopo alcuni anni la Sirenetta non è riuscita a dimenticare il volto del suo amato,  ma comprende che per superare l'ostacolo fisico e spirituale tra le due razze (l'anima dell'uomo è destinata a vivere in eterno, quella delle sirene muore con la fine terrena della stessa) deve chiedere un favore alla strega del mare, che in cambio di due belle e tornite gambe le taglia la lingua e la rende muta. La Sirenetta approda così in superficie con un monito che si trasforma in missione: far innamorare perdutamente di sé il giovane umano; in caso contrario all'alba del giorno dopo le nozze del principe con un'altra donna la giovane sirena è destinata a morire.
La piccola Sirenetta oltre ad essere totalmente ingenua sui sentimenti umani e marini è anche un po' sfigata perché ben presto comprende di essere finita in una specie di triangolo interraziale: il principe è infatti innamorato a sua volta di una sacerdotessa incontrata un giorno lontano e solo nel caso in cui non dovesse riuscire a trovarla sarebbe disposto a sposare la nostra anfibia.
La sfiga la perseguita, infatti il principe riesce quasi subito a trovare la sua amata (la quale non è una sacerdotessa ma solo una principessa educata in un tempio) e a sposarla: il giorno dopo le nozze la Sirenetta si prepara a morire, ma le sorelle, anche loro in patto con la strega del mare, le fanno dono di un coltello con cui uccidere il suo amato e ottenere di nuovo, grazie al sangue di lui, la sua natura di pesce.

Frozen
Questo lungometraggio è tratto da "La regina delle nevi", scritta sempre da Andersen; si tratta di una fiaba divisa in sette capitoli: il primo, che nulla ha a che vedere con il cartone Disney, racconta la storia di uno specchio magico che riflette, esasperandolo, tutto il bene e il male negli uomini che vi riflettono; il secondo capitolo entriamo nel clima di Forze perché si racconta la storia di due bambini molto uniti, Gerda e Kay, così uniti da essere considerati fratelli. Una notte d'inverno Kay conosce la regina delle nevi e poco tempo dopo riceverà nel cuore una scheggia di ghiaccio partita proprio dallo specchio del capitolo precedente; Kay, che adesso ha un occhio particolare per i difetti degli uomini, fugge insieme alla regina. Dalla terza alla settima storia assistiamo quindi alla ricerca di Kay fatta da una piccola quanto disperata Gerda.

La bella addormentata nel bosco
La storia, scritta da Charles Perrault, all'inizio è molto simile al film Disney, con la principessa vittima di un incantesimo e dormiente fino all'arrivo del principe. La storia però continua: la principessa andrà a vivere nel regno del principe consorte, avrà dei figli (la piccola Aurora e il fratellino Giorno) e finirà nelle grinfie della suocera, un'orchessa che cercherà di mangiarsi lei e i suoi nipoti.

Cenerentola
Nella versione di Perrault, che è molto meno cruenta di quella cinese (con tanto di piedi tagliati) Cenerentola è così irreprensibile che dopo aver vissuto tutto quello che verrà poi raccontato dalla Disney decide addirittura di accasare le sorellastre con due nobili del regno.

Biancaneve
Nata dalla penna dei fratelli Grimm, Biancaneve è la principessa (di soli sette anni) più fortunata e sfigata di tutti i regni delle fate, con una matrigna che tenta di ammazzarla almeno tre volte nel corso della favola; viene salvata sempre dall'intervento dei nani dotati di un tempismo a dir poco epico; anche all'epoca dei Grimm c'era la legge sulla pedofilia, infatti la piccola Biancaneve non si sveglierà con un sospirato bacio del principe ma semplicemente sputerà via il mozzico di mela che le si era incastrato in gola. Si, avete letto bene.

Raperonzolo 
La piccola Raperonzolo (figlia anche lei dei fratelli Grimm) viene data in dono alla strega Gothel che ha sfamato con i suoi fiori l'appetito della mamma della piccola. I capelli non sono magici, sono semplicemente molto lunghi e aiutano chiunque a salire sulla torre; un giorno un principe si innamora di lei, che è talmente stupida da farsi sgamare dalla matrigna la quale non solo le taglia i capelli ma la sbatte in un deserto. L'amante, cieco perché nella caduta dalla torre finisce in un cespuglio di rovi, vagherà per anni alla ricerca di Raperonzolo, la troverà, lei con le sue lacrime gli farà tornare la vista e avranno il loro per sempre felici e contenti.

domenica 30 aprile 2017

Questa è la storia di un famoso cavaliere.

"La tua è una battaglia contro i mulini a vento!"

Quanti di voi si sono sentiti ripetere questa frase almeno un milione di volte?
Di solito l'interlocutore cerca di riportarvi coi piedi per terra convincendovi che la vostra battaglia è totalmente inutile; d'accordo, ma a cosa deve le sue origini una frase del genere?

Me lo sono chiesta un sacco di volte ed ecco perché, sempre sotto l'impeto del mio "risciacquamento nei classici" ho affrontato una vera e propria avventura e ho letto le quasi mille pagine di cui è composto "Don Chisciotte della Mancha" di Miguel De Cervantes.

Il Don Chisciotte (scritto mentre il suo autore era in carcere) nasce dalla volontà dell'autore di demolire l'autorità che nel tempo hanno acquisito i libri sulla cavalleria, molto "di moda" all'epoca della sua stesura. L'epopea del famoso cavaliere inizia con una serie di sonetti (uno scritto dalle stesso Cervantes, in forte dissonanza con gli usi dei tempi dove gli scrittori si scambiavano sonetti introduttivi a vicenda) in cui diversi personaggi (come l'Orlando furioso o il principe di Febo) si rivolgono a Don Chisciotte, allo scudiero Sancho Panza e al cavallo Ronzinante.
Dopo questa lunga e poetica introduzione si entra subito nel vivo della vicenda: il protagonista dopo aver letto un numero davvero imprecisato di opere cavalleresche decide di farsi investire del titolo di cavaliere, darsi un nuovo nome, trovarsi una dama di cui innamorarsi (perché non si è mai visto un cavaliere senza una donzella ad aspettarlo) e di andare a caccia di avventure.
La prima impresa del Don Chisciotte però non ha il risultato sperato, anzi, il cavaliere è costretto a ritirarsi nella sua dimora; ma non sarà certamente un piccolo intoppo a fermare la sua brama di avventure, perché ripresosi dallo spavento decide subito di nominare come suo scudiero il contadino Sancho Panza (il quale decide di seguirlo attratto dalla promessa della nomina di governatore di un'isola, ottenuta però solo dopo che il suo datore di lavoro avesse portato a termine il giusto numero di avventure quale cavaliere errante) e di ripartire: ecco che avviene il famoso "scontro" con i mulini a vento, scambiati dal cavaliere per giganti malvagi.
Durante le loro divertenti peripezie e soprattutto a causa delle continue "sviste" di Don Chisciotte (che spesso confonderà osterie per castelli, pecoroni per eserciti, poveri frati erranti per infidi cavalieri neri) i due prenderanno un sacco di botte, resteranno senza cibo, senza denti, il nostro cavaliere errante verrà addirittura scomunicato, ma niente fermerà la loro sete di avventura.
All'interno dell'opera si snodano oltre alla vicenda principale altre storie che si intrecciano tra loro: ecco quindi Cardenio, impazzito per amore, il capitano Viedma e la sua promessa Zoraida, fuggiti dalla loro condizione di schiavitù fino in Spagna per sposarsi; Anselmo e Lotario, due grandi amici con un piano per sincerarsi della fedeltà di una moglie che si rivelerà diabolico. Tutte vicende secondarie che vedranno risoluzione all'interno di una piccola locanda dove i personaggi avranno modo di incontrarsi e raccontarsi.
Non mancano poi capitoli di riflessione sulla vita e sull'uomo, che rendono completa un'opera davvero unica.

Strutturalmente, "Don Chisciotte De La Mancha" è un' epopea divisa in due parti, introdotte da un prologo di carattere semiserio: la prima (che si apre e si chiude con brevi sonetti dedicate ai protagonisti della storia) racconta appunto la vicenda del Don Chisciotte e dei suoi amici; la seconda invece si apre con un prologo in cui Cervantes fa riferimento ad un altro Don Chisciotte, scritto da un altro autore. In questa seconda parte, dopo aver ricevuto le cure della nipote e della governante, il nostro eroe riprende la via avventura in compagnia del suo scudiero e decidono come prima cosa di andare verso il Toboso per ricevere la benedizione dell'amata Dulcinea.
E' interessante in questa parte della vicenda l'incontro con lo studente Sansone Carrasca il quale, per convincere il cavaliere a tornare a casa, escogita un piano davvero geniale: si finge cavaliere, approfitta della sfida lanciatagli da Don Chisciotte (il quale vuole che il giovane ammetta che la dama più bella è la sua Dulcinea) e pone come condizione dello sconfitto quella di doversi consegnare nelle mani del vincente.
Ovviamente Don Chisciotte viene sconfitto e finalmente ricondotto a casa, dove morirà in preda ad una febbre altissima, non prima di capire il danno fattogli dai romanzi cavallereschi.

Senza dubbio il Don Chisciotte è un grande classico moderno: lo stile ironico con cui Cervantes racconta il suo protagonista strappa un sorriso anche centinaia di anni dopo la prima pubblicazione; la divisione in parti evidenza anche una separazione della trama: nella prima sezione è il Don Chisciotte che, convinto delle sue visioni, riesce ad ingannare gli altri personaggi e a coinvolgerli nella sua stramba avventura mentre nella seconda è lo stesso protagonista ad essere vittima dell'inganno di Carrasca e ritorna alla ragione appena in tempo. La pazzia e l'ignoranza dei due personaggi principali infine sono l'esempio lampante di come ci si possa perdere fino a confondere definitivamente la realtà delle cose.

Titolo: Don Chisciotte della Mancha
Autore: Miguel De Cervantes
Editore: Newton Compton
Prezzo: €2,99 in versione digitale
Adatto a chi: è un sognatore così convinto da non lasciarsi intimidire dalla realtà.
Assolutamente si, da leggere almeno una volta nella vita

mercoledì 15 febbraio 2017

Della Rivoluzione e del Terrore

Dopo aver letto tutta una seria di romanzi moderni davvero scadenti ho deciso che il 2017 sarà incentrato sui classici.
Quale autore migliore per iniziare se non Charles Dickens?
Sicuramente vi aspetterete la recensione di Oliver Twist o David Copperfield (due tra i romanzi più conosciuti dell'autore) e invece siccome devo sempre distinguermi dalla massa vi beccate quella de "Le due città".
Più che i singoli personaggi descritti, le vere protagoniste dell'opera sono appunto le due città in cui essa è ambientata: si parte da Londra, che all'epoca dei fatti vive in un clima piuttosto tranquillo, con esemplari punizioni per i reati commessi che fanno rigare dritto più o meno tutta la cittadinanza. Qui la graziosa Lucia ha la possibilità di tessere quel filo d'oro (ne sentirete molto parlare nel corso della storia) fatto di relazioni profonde e piene d'amore che ha tanto desiderato, a partire dalla liberazione del padre dalla prigione della Bastiglia (in cui era stato ingiustamente rinchiuso e che gli causa una pazzia da cui non riuscirà più a guarire) fino ad arrivare al matrimonio con il suo caro Carlo, con cui ha anche una bambina.
Ma il tempo scorre e uno strano e continuo trasferimento di denaro dalla Francia all'Inghilterra insospettisce la borghesia londinese, i cui sospetti vengono confermati da numerose lettere d'oltre Manica che parlano di Rivoluzione, morte e Terrore, una delle quali coinvolge proprio il marito di Lucia, che si vede costretto a partire per salvare un amico.
Da questo punto in poi tutti i personaggi si trasferiscono a Parigi dove trovano un clima di sospetto, ansia e paure dovuto proprio allo scoppio della Rivoluzione: se prima il popolo era considerato alla stregua di topi da calpestare adesso non ha paura di mandare alla ghigliottina la prima persona sospettata di tradimento.
A Parigi si scopre che Carlo in realtà ha origini nobili e viene per questo processato e infine arrestato, dunque condannato a morte nonostante gli agganci che il padre di Lucia possiede tra le guardie carcerarie. Un risvolto inaspettato porterà però al classico lieto fine.
"Le due città" è un romanzo molto ben costruito a partire dai temi affrontati: l'alternanza tra la povertà più disperata (un esempio è l'episodio delle botti di vino che si rompono per strada prese d'assalto dalla gente, con le donne che addirittura inzuppano i loro cenci nel vino per non perderne nemmeno una goccia) e lo sfarzo più indolente (Monsignore, un personaggio che imparerete ad odiare, necessita di quattro persone che gli stiano accanto per mangiare un po' di cioccolata); o il cambiamento degli uomini di fronte alla crudeltà (c'è chi per vendetta diventa spietato quanto i propri oppressori o chi da persona violenta si rende conto della cattiveria umana e comprende come la mitezza possa salvarti) e infine il potere salvifico della ghigliottina, paragonata alla croce che i cristiani portano al collo.
Dickens usa un'ironia crudele confermata anche dall'uso degli aggettivi per contestualizzare il clima pre-rivoluzionario: cencioso, dorato, tintinnante, lurido sono parole che leggerete spesso. Inutile dire che il contesto storico è descritto in maniera magistrale.
Un romanzo importante, utile per capire un periodo storico che ci limitiamo a studiare sui libri di storia, un buon inizio per un anno di classici.

Titolo: Le due città
Autore: Charles Dickens
Editore: NewtonCompton
Prezzo: circa €4 su Ibs, versione MiniMammut
Adatto a chi: agli studenti, o a chi vuole conoscere la Rivoluzione francese non solo dai libri di storia.
Che faccio, lo compro?: che domande, un classico va sempre comprato

venerdì 6 gennaio 2017

Un giovane tra i classici

Andrea De Carlo è un nome che ho letto per la prima volta sul libro di letteratura moderna che stavo studiando per l'omonimo esame universitario: mi ha fin da subito incuriosita il suo viso giovane posizionato qualche centinaio di pagine dopo D'Annunzio, Verga, Pascoli e compagnia bella, soprattutto perché si presuppone che per finire su un libro di letteratura universitaria bisogna aver scritto qualcosa di importante, che abbia lasciato il segno insomma.
Decisi quindi all'epoca di comprare l'ultimo libro scritto (lo so, avrei dovuto iniziare dal primo perché è così che si capisce l'evoluzione di un autore etc.etc) che nel 2010 era"Leielui": dopo una cinquantina di pagine l'ho lasciato perdere, delusa da non ricordo più neanche cosa o forse semplicemente non ancora pronta a questo tipo di autore.
Sette anni dopo l'ho ritrovato con "L'imperfetta meraviglia" suo ultimo romanzo edito Giunti.
Il romanzo racconta una storia provenzale: lui, rocker che sta per rinunciare ancora alla sua libertà perché in procinto di sposarsi per la terza volta, forse finalmente quella giusta; per Nick e la sua band gli anni all'apice della piramide sociale sono ormai giunti alla fine nonostante (con molto stupore soprattutto da parte sua) abbiano ancora un largo e fervido seguito di fan, anche giovani. A Nick il suo mondo sta chiaramente molto stretto: un giorno mentre è alla ricerca di consolazione (e di una via di fuga dalla promessa sposa e dagli invitati molto scomodi che hanno quasi preso possesso di casa sua) prende un cucchiaio di gelato artigianale consegnatogli da un piccolo negozietto del paese vicino e lo trova talmente buono da indurlo ad andare a congratularsi di persona con la proprietaria e artigiana italiana Milena.
Anche Milena vive una vita che non sente più sua: scappata dagli uomini perché troppo incatenata al ruolo stereotipato di donna procreatrice trova conforto e un rifugio sicuro tra le braccia di Vivienne, con cui inizia una relazione spensierata, senza obblighi imposti dalle convenzioni etiche e sociali, una relazione che evolvendo si mostra però molto simile alle passate esperienze eterosessuali.
Riusciranno i due protagonisti a raggiungere la loro agoniata libertà? 
Stilisticamente parlando, Andrea De Carlo ha una scrittura ricca, a tratti artificiosa: particolare è infatti la scelta di chiamare sempre per nome e cognome i due protagonisti (a dispetto dei personaggi minori, chiamati sempre e solo per nome) come se volesse dissociarsi da loro limitandosi alla mera cronaca dell'accaduto, che viene in ogni caso fatta in modo chiaro e scorrevole.
"L'imperfetta meraviglia" (che altri non è che quell'istante di pura perfezione che ci lascia senza parole, vi piacerà tantissimo l'analogia con il gelato che l'autore usa per spiegare il concetto) è un romanzo che mi ha piacevolmente stupita per il modo naturale con cui mi ha condotta a riflettere sul concetto di libertà personale, sulle convenzioni sociali e su come il loro rispetto obbligatorio ci costringa in un certo senso a sconvolgere le nostre vite, sul ruolo della donna nelle relazioni sentimentali e non solo, sulla sensazione che si ha quando non ci si sente pronti a ricoprire un determinato ruolo sociale.

Mi è piaciuto?
Finito di leggerlo sono andata a ripescare "Leielui", 500 pagine.

Titolo: L'imperfetta meraviglia
Autore: Andrea De Carlo
Editore: Giunti editore
Prezzo e formato: €15,30 in copertina rigida
Adatto a chi: tutti coloro che hanno difficoltà ad adattarsi alle convenzioni sociali, che vogliono essere liberi di dire e fare ciò che vogliono, di essere ciò che vogliono.
Che faccio, lo compro?: Si, è pur sempre un'occasione per riflettere su noi stessi e sui nostri desideri