giovedì 22 dicembre 2016

Quando hai una buona idea ma non la sai sfruttare..

Ci sono momenti in cui ti viene il colpo di genio in grado di cambiarti la vita ma non sai sfruttarlo (forse è troppo presto e non hai acquisito le giuste capacità, forse arrivi troppo tardi sulla banchina e il famoso treno che passa una volta sola è già diretto alla stazione successiva) e ti resta quel senso di amarezza tipico dell'occasione sprecata.
Ci sono momenti poi, capita spesso alle persone come me che leggono libri senza mai fermarsi, in cui ti capita una sequenza di romanzi scialbi che ti lasciano l'amaro in bocca e la tristezza nel cuore.
Quando tutto questo collima succede che ti capitano due libri (uno dietro l'altro, per essere più precisi) che hanno un'idea alla base niente male, ma che sono scritti o impostati in un modo forse poco curato che ti fa cadere le braccia e chiuderlo dopo un centinaio di pagine.

Partiamo dal primo: "Tre volte noi" di Laura Barnett.
Avete presente il film "Sliding Doors"? La protagonista, Gwyneth Paltrow, è stata appena licenziata e sta andando verso la metropolitana: ora la storia si divide in due, una parte in cui la protagonista prende la metropolitana e un'altra in cui la perde, sviluppandosi in due modi paralleli. Ecco, il libro riprende questo concetto e sviluppa tre storie parallele mantenendo costanti i personaggi; nella prima storia Eva e Jim (i protagonisti) si incontrano per caso all'università e si sposano dopo due anni di fidanzamento. Jim lascia l'università per seguire la sua vocazione pittorica, lei intraprende la carriera di giornalista ma le cose di complicano perché Jim entra in crisi, tradisce la moglie più e più volte fino a mettere la testa a posto con l'arrivo della prima figlia, Jennifer.
Passiamo ora alla numero due: Eva sposa David, lo storico fidanzato dell'università, attore, egocentrico e con enormi prospettive di carriera mentre Jim si laurea in giurisprudenza e accudisce la mamma malata. I due protagonisti faranno vita separata.
Storia numero tre: Eva e Jim iniziano una relazione ma quando lei scopre di essere incinta di David lo lascia per sposare il padre della bambina; vivrà per anni sotto il giogo della suocera perché in debito con lei per l'aiuto economico e sempre all'ombra del marito. Jim diventa un pittore di successo e nonostante le diverse relazioni non riesce a dimenticarsi della sua Eva, musa ispiratrice dei suoi numerosi dipinti; i due si incontreranno ad un evento mondano e niente sarà più come prima.

Il secondo romanzo "interessante ma non bello" si intitola "La favolosa vita di Henry N. Brown orsetto centenario" di Anne Bubenzer, la vicenda di un orsetto nato nel primo dopoguerra e che passa di mano in mano fino ad arrivare ai nostri giorni, raccogliendo le storie dei suoi padroni.

Entrambi i romanzi hanno una idea di base che stuzzica la curiosità dei lettori, ma con dei difetti che secondo me non si possono ignorare.
"Tre volte noi", ad esempio, non è strutturato in modo tale da rendere scorrevole e soprattutto agibile la sua lettura: le tre storie si alternano di capitolo in capitolo con il risultato di confondere il lettore (spesso ho avuto difficoltà nel fare il riassunto delle puntate precedenti al nuovo capitolo che stavo per leggere proprio perché la pagina prima parlava di tutt'altro). Manca inoltre una buona caratterizzazione dei personaggi, soprattutto dei protagonisti che passano facilmente in secondo piano di fronte agli altri personaggi ben più definiti. Un peccato, perché lo stile è davvero molto fluido e avrebbe reso davvero molto facile comprendere i meccanismi della storia se solo le avesse sviluppate una di seguito all'altra.
"La favolosa vita di Henry N. Brown orsetto centenario" invece parte da un piacevole presupposto, quello cioè di affidare la narrazione all'orsetto, spettatore come noi in quanto peluche immobile che si limita ad assistere alle vicende degli altri personaggi. Se già una storia inverosimile come questa (per quanto lo desideriamo i nostri peluche non sentono i nostri sfoghi, anzi, i miei di solito finiscono per diventare i cuscini del gatto) aggiungi cameo di personaggi di altri romanzi come Mr Darcy e la signorina Bennet direttamente da "Orgoglio e Pregiudizio" la situazione diventa quanto meno paradossale. L'orsetto in più è veramente privo di personalità: visto che l'autrice non aveva la fatica di doverlo fare interagire con altri avrebbe potuto quantomeno svilupparne il carattere, visto che sembra affetto da un disturbo bipolare.

Insomma, c'avete provato ma avete toppato, sarà per la prossima volta. Forse.

Titolo: Tre volte noi
Autore: Laura Barnett
Editore: Bompiani
Prezzo e formato: €15,30 (brossura su ibs)
Adatto a: Chi piace pensare che le storie d'amore possano andare diversamente in altri universi.
Che faccio, lo compro?: Una lettura senza pretese, i romantici secondo me devono dargli un'opportunità.

Titolo: La favolosa vita di Henry N. Brown orsetto centenario
Autore: Anne Bubenzer
Editore: Sperling & Kupfer
Prezzo e formato: € 8,99 (formato digitale su ibs)
Adatto a: tutti quelli affetti dalla sindrome di Peter Pan
Che faccio, lo compro?: è un'idea regalo per i lettori occasionali

mercoledì 30 novembre 2016

E quindi?

Questa è la domanda che mi è sorta spontanea almeno un milione di volte mentre leggevo il libro di cui vi sto per parlare, nella vana attesa di un po' di azione che (scusate lo spoiler) non è mai arrivata.
Sono una fan accanita di Masterchef, Bake Off Italia ed Hell’s Kitchen (solo la versione americana, per quanto Cracco si impegni non riuscirà mai a raggiungere il livello di malvagità di Gordon Ramsey) quindi era ovvio o addirittura scontato che prima o poi sarei incappata in un libro che avesse come tema la cucina.
“Carne Trita” è un romanzo autobiografico scritto da Leonardo Lucarelli, un ragazzo che inizia a cucinare quasi per caso, più per fare soldi che per passione.
E quindi? 
Quante persone lo fanno e non scrivono un romanzo? Anche io mi sono improvvisata in diversi mestieri, ma quando hai bisogno di soldi e non hai capacità specifiche (sei uno studente senza arte ne parte, ad esempio), un lavoro vale un altro.
E quanti di noi lavorano senza un contratto? Quanti di noi arrancano a fine mese?
Ma diciamo Leonardo che va bene così, questa te la passiamo giustificandola come l'ambientazione di un romanzo moderno. Sai, la crisi economica, del lavoro, degli ideali etc. etc. 
Andiamo avanti.
Leonardo scopre di essere bravo in quello che fa, si lascia prendere dall'entusiasmo e dalla sua giovinezza sregolata, ed è anche per questo che passiamo tre quarti del libro a leggere di sesso occasionale, eroina, canne, rock and roll e motociclette a tutta velocità. 

E poi scrivi "L'educazione di un cuoco" nel sottotitolo?! 
Stupida io che fossi convinta che i cuochi facessero delle accademie o si creassero da soli con la gavetta.
Errore mio.

Riprendendo con la recensione, a questo punto la domanda sorge spontanea: andreste mai a mangiare in un ristorante il cui cuoco è un eroinomane?
Non voglio fare la moralista e sono convinta che ognuno sia libero di fare quello che desidera della propria vita privata, ma se mentre cucina uno è strafatto rischia di confondere la marmellata con la maionese e non credo sia il massimo della vita.
Ad ogni modo, dopo anni di vita scapestrata Leonardo incontra una donna, la sposa, mette la testa a posto lavorando per una cooperativa che aiuta persone che hanno gli stessi problemi di dipendenza che ha avuto lui (ma va? Che colpo di scena entusiasmante!) e dà al suo primogenito lo stesso nome del suo migliore amico. 
E quindi? Questo è tutto?
Si, questo è tutto: l'unico momento saliente di tutto il libro è la descrizione dell'arresto (per possesso di eroina, ovviamente) suo e di un suo amico. 
Ora, può anche darsi che le cose siano andate come racconta Lucarelli nel romanzo (probabile processo penale scansato pagando la cena al suo avvocato e al giudice di turno) ma caro Leonardo ti prego, stai scrivendo un romanzo, te la vuoi prendere un po' di licenza poetica e ravvivare questa storia noiosissima approfondendo la questione?
Sono sicura che ne avremmo giovato tutti anche perché non è che stai scrivendo la vita di uno chef con 3 stelle Michelin, io prima di leggere il tuo libro neanche sapevo che esistessi (perdona l'ignoranza).

Titolo: Carne Trita
Autore: Leonardo Lucarelli
Editore: Garzanti 
Prezzo: €16,40
Adatto a: chi piacciono i romanzi poco, ma davvero poco, impegnativi.
Che faccio, lo compro?: Ti prego, no. Se lo fai non dirlo a nessuno.

martedì 8 novembre 2016

Un'autobiografia impersonale

Di solito non leggo autobiografie, mi piace scoprire uno scrittore leggendo i suoi romanzi senza farmi necessariamente i fatti suoi, per questo quando mi è arrivato tra le mani "Gli anni" di Annie Ernaux le mie aspettative non erano delle migliori nonostante fossi stata più volte rassicurata sui suoi contenuti.
Per fortuna mi sbagliavo, perché "Gli anni" è un'autobiografia molto particolare perché molto impersonale, un libro in cui l'autrice mescola frammenti di vita (che possono essere i pranzi di famiglia o la descrizione di una fotografia che ritrae una bambina, nient'altri che l'autrice, così lontana nel tempo da sembrare un'estranea) inseriti in un discorso globale che dal secondo dopoguerra raggiunge la contemporaneità.
Ad intervallare questi racconti di vita ci sono delle brevi e frammentarie considerazioni che seguono il flusso della memoria dell'autrice come un diario su cui appuntare i propri pensieri, così sfuggenti da dover essere necessariamente fermati su carta (sensazione, questa, acuita dalla mancanza di punti tra un breve pensiero e un altro, come se volesse compilare una lista).
Annie Ernaux riflette sul cambiamento delle abitudini, sul ruolo della lingua nella caratterizzazione di un'epoca, su come sia cambiato nel tempo il modo di camminare, addirittura di sedersi ("per gli uomini, il continuo uso delle spalle, per trasportare vanghe, assi e sacchi di patate, i bambini sfiniti dal mercato"), il modo di considerare la scuola e l'educazione come qualcosa da cui prima si scappava per dedicarsi a cose più importanti, come la cura dei campi e che ora addirittura contrattistingue il ciclo delle stagioni.
Intanto gli anni passano, la bambina delle fotografie lascia spazio ad un'adolescente e poi ad una madre di famiglia con un divorzio alle spalle, la società cambia grazie alle invenzioni degli anni '60 e '70 che se da un lato migliorano nettamente la qualità della vita di chi è sopravvissuto al conflitto mondiale, dall'altra convince le persone a badare più all'apparenza che non alla sostanza in un declino dei valori che purtroppo caratterizza la società odierna.
L'autrice descrive ampiamente l'evoluzione della figura femminile, che da sottomessa raggiunge negli anni una sorta di emancipazione, sfidando addirittura le convenzioni sociali (da donna divorziata riflette molto su come l'approvazione di questa legge abbia cambiato non solo gli equilibri tra uomo e donna ma anche il posto di una donna divorziata all'interno della società).
Annie Ernaux guarda al passato con malinconia, soffermandosi su quei dettagli all'apparenza insignificanti che fanno comprendere ancora di più al lettore che coloro che non hanno potuto godere di tutti i privilegi (soprattutto materiali) dei giorni nostri siano comunque stati felici quanto noi, o forse un po' di più.

Titolo: Gli anni
Autore: Annie Ernaux
Editore:L'orma editore
Prezzo:€ 16,00
Adatto a: tutti coloro che vogliono leggere un'autobiografia impersonale
Che faccio, lo compro?: Si, è una descrizione profonda di come sia cambiata la società a partire dalle abitudini più comuni.

domenica 25 settembre 2016

Perché guardare indietro a volte serve

Avete presente Giovanni Floris?
Presentatore tv di quasi 50 anni, è conosciuto ai più per la conduzione di Ballarò, programma di approfondimento politico e culturale; sempre sorridente, piuttosto pacato, da un paio d'anni oltre alla televisione si è buttato, a mio parere con successo, nel mondo della narrativa.
Il suo romanzo d'esordio si intitola "Il confine di Bonetti": basato sulla tecnica del flashback, ha inizio con Ranò, un notaio cinquantenne della Roma bene ancora sconvolto dal suo arresto che si accinge ad essere interrogato dall'autorità competente. Proprio per rispondere alle domande che gli vengono rivolte inizia a raccontare la sua storia prendendola davvero molto alla larga, ed ecco che nel giro di qualche pagina è un bambino di appena sei anni e fa la conoscenza con quelli che poi diventeranno i suoi amici di sempre; tra tutti, stringe un rapporto quasi fraterno con Marco Bonetti con il quale cresce condividendo le partite di calcetto il pomeriggio dopo scuola, le prime feste nei salotti dei genitori durante le medie e cambiando nel corso delle scuole superiori il giro di amici grazie alla conquista di un posto al Pincio; insieme si imbucano alle feste, vanno in vacanza a caccia di ragazze, fumano la prima canna, testano il confine tra tra lecito e illecito (è questo a cui si riferisce il titolo) tentano l'ingresso ad una prestigiosa università privata romana e cercano di inserirsi nel nuovo ambiente, così lontano dal loro: Bonetti e Ranò, benché abbienti, sono cresciuti in un mondo molto proletario, fatto di scioperi e continue lotte contro la classe dirigente mentre frequentando un istituto privato si trovano a vivere nell'universo degli yuppies, delle feste in discoteca con ingresso gratuito, dei vestiti di marca. Ranò cerca ed in un certo senso riesce ad amalgamarsi alle nuove compagnie perché consapevole che al mondo le conoscenze fanno gran parte del successo e che con il successo vengono automaticamente i tanto agognati soldi, mentre Bonetti grazie alle sue particolari doti carismatiche e al coraggio tipico dei ragazzi che hanno vissuto gli anni '80 riesce a piegare il nuovo mondo al suo volere e a mantenere intatti i propri ideali, ottenendo un successo strepitoso.
Sarà questo il motivo di una profonda rottura tra i due che li allontanerà per circa vent'anni, fino alla rimpatriata: i quattro amici si incontreranno di nuovo e presto quella che è nata come una semplice cena tra amici e bresciane (la cui presenza deve rimanere nascosta alle rispettive mogli) degenerà addirittura nell'omicidio e nell'arresto, punto di svolta per Bonetti e Ranò che finalmente hanno la possibilità di parlarsi a quattr'occhi per scoprire cosa davvero pensano l'uno dell'altro e per guardarsi dentro, perché gli anni sono passati e purtroppo hanno lasciato una traccia indelebile in loro.

Oltre ad avere una trama molto ricca, "Il confine di Bonetti" rappresenta un potente elogio alla storia italiana che evolve man mano che crescono i personaggi (i quali riescono a rappresentarla in tutte le sue sfaccettature): si parte dal calcio, con Bearzot, Platini, l'Italia svavorita che vince i Mondiali nell'82, per poi continuare con le mitiche vacanze Alpitour, la Girella, gli Spandau Ballet, i Dire Straits, Bob Dylan, gli attentati ai giudici siciliani, il boom economico ma anche lo scandalo di Manipulite, le contestazioni giovanili ma anche gli anni '90 di Sandra e Raimondo, delle ragazze Cin Cin, di Battiato, "Luna", "Notte prima degli esami", le boyband, la Playstation, il web, l'erasmus, Forrest Gump, Pulp Fiction, per citarne alcuni.
"Il confine di Bonetti" è infine un romanzo di formazione: la crescita fisica e spirituale dei protagonisti aiuta il lettore a riflettere sulle dinamiche della vita e a guardare se stessi in modo totalmente diverso, perché a volte è giusto voltarsi per poi ritrovarsi.

Titolo: Il confine di Bonetti
Autore: Giovanni Floris
Editore: Feltrinelli, collana "Fuochi"
Prezzo: € 18,00 rilegato
Adatto a: Tutti quelli che negli anni '80 erano abbastanza grandi da ricordarsene
Che faccio, lo compro?: Si, è un romanzo davvero molto bello e introspettivo, una vera sorpresa.


domenica 18 settembre 2016

Storia di un padre innamorato

Diciamoci la verità: ogni uomo che diventa padre non può fare a meno di innamorarsi perdutamente del frutto della sua unione con la moglie, soprattutto se si tratta di una bimba. L'uomo in questione, non appena riceve il suo fagottino profumato e frignate perde ogni cognizione del tempo e dello spazio e inizia a navigare verso mari di vocine stridule e orsetti ballerini (e canterini), un mondo dove anche i padri più intellettuali non possono fare a meno di entrare.
"Il padre infedele" di Antonio Scurati (romanzo finalista del Premio Stregna 2014) si basa fondamentalmente su questo e racconta la storia d'amore di un padre, il nostro protagonista, per sua figlia.
Il romanzo ha le sue fondamenta su un lungo flashback che prende avvio con la confessione di presunta omossessualità della moglie. A partire da questo momento Glauco inizia il suo lungo racconto che prende avvio dal conferimento della laurea in filosofia seguita dalla scelta di voler tornare alle origini intraprendendo la carriera di cuoco sulle orme del padre (portata avanti con un impegno talmente grande da poter concorrere per molti anni alla sospirata Stella Michelin, uno dei massimi riconoscimenti per la quelli del mestiere); dopo una serie di relazioni giovanili piene di sesso ma prive di amore incontra Giulia, la donna che sposerà e con la quale avrà una bambina, la piccola Anita.
Da questo momento il romanzo cambia, perché la vita della coppia viene sconvolta dall'arrivo della bambina: Giulia cade nel baratro della depressione post-parto, diventa sempre più indifferente al marito e i due finiscono per allontanarsi prede del rancore che provano verso l'altro.
Anita, dal canto suo, non dorme e non lascia dormire ma regala tanti attimi di felicità e di riflessione: grazie a lei Glauco imparerà che essere padri non vuol dire solo assicurare sostentamento e buona educazione ai propri figli ma rendersi conto che dal momento in cui una nuova vita viene al mondo questa dipenderà totalmente dai propri genitori, che non saranno per questo motivo mai più soli contro il mondo.
Glauco è però marito e quindi padre infedele, che sopperisce all'indifferenza della moglie con diverse scappatelle (nel libro definiti "demoni") che hanno quasi la consistenza dei sogni (i lettori non riusciranno mai a capire se si tratta di capitoli extra alla vicenda o meno, come un provocatorio Glauco dirà rivolgendosi direttamente a noi).
Il romanzo ha un finale aperto alla vita, con la piccola Anita ormai cresciuta nonostante la paura del padre di non aver fatto un buon lavoro con lei.
"Il padre infedele" presenta uno stile curato e molto articolato nell'utilizzo di termini spesso ricercati che rispecchia la personalità del protagonista e che scivolano uno dietro l'altro portando il passo alle sue elucubrazioni; è un romanzo privo di dialoghi diretti ma carico di riflessioni sulla condizione umana, sulla storia recente e sulle vicende personali.
Antonio Scurati racconta la storia d'amore di un padre per sua figlia, che nonostante tutto resta (e certamente resterà) il centro del suo mondo.

Titolo: Il padre infedele
Autore: Antonio Scurati
Editore: Bompiani
Prezzo: € 11,00 (brossura)
Adatto a: tutti i neo papà, ma anche alle neo mamme per cercare di capire cosa vuol dire essere genitore.
Che faccio, lo compro?: Certo, è davvero uno di quei romanzi che bisogna avere nella propria libreria, a prescindere dalla nomina per il Premio Strega

mercoledì 31 agosto 2016

Questa non è una recensione per uomini

Siete stati avvisati.

Questo articolo è dedicato a tutte le donne a caccia di un amore, siano esse giovani, meno giovani, madre single in carriera, casalinghe disperate, donne che sono incappate spesso (e poco volentieri) in storie con uomini dal comportamento ambiguo e privo di qualsiasi, apparente, spiegazione logica.

Ho trovato la soluzione! Una pratica guida al comportamento maschile, così da evitarci altre perdite di tempo: "La verità è che non gli piaci abbastanza", scritto a quattro mani da Behrendt Greg e Tuccillo Liz, due sceneggiatori di "Sex and The City", la famosa serie tv con donne che vanno con uomini che vanno con altre donne.
Se devo essere sincera, il fatto che i due autori siano impegnati con questa precisa serie tv non ha fatto iniziare la lettura sotto i migliori auspici: non per fare la bigotta femminista, ma Sex and The City non è una serie televisiva poi così socialmente impegnata.
Non avevo la più pallida idea di cosa ci avrei trovato, ma non avevo grandi aspettative.

E invece mi sono dovuta ricredere perché "La verità è che non gli piaci abbastanza" è stata una lettura davvero illuminante: tramite il sistema della rubrica d'amore (persone che scrivono dei loro problemi con esperti che rispondono dando la loro opinione) donne di tutti i tipi raccontano le loro storie, che poi sono le storie di tutte noi, raccontanto degli uomini che hanno incontrato o che in quel momento frequentano; a rispondere loro è prima Greg, un uomo che nella vita è stato un single incallito prima di innamorarsi e sposarsi e che quindi molte azioni descritte le ha fatte davvero, e poi Liz, che cerca di mitigare le fustigate del suo collega.

Ogni capitolo descrive un tipo di uomo particolare: da quello che prende in giro la ragazza davanti ai suoi amici a quello che dice di richiamare e non lo fa, da quello che non vuole sposarsi a quello già sposato e che non va d'accordo con la propria moglie, ce n'è davvero per tutti i gusti; al termine di ogni capitolo poi c'è un piccolo e divertente eserciziario, giusto per iniziare a mettere in pratica quello che avremmo dovuto imparare dalla lettura.

"La verità è che non gli piaci abbastanza" vi farà vostro malgrado aprire gli occhi sugli uomini che state frequentanto (il presupposto da cui parte il libro è che chi lo legge sa già dentro di sè che qualcosa nella sua relazione non sta andando per il verso giusto) o su quelli che già avete frequentato, iniettandovi una dose di autostima (e di sana logica) in grado di aiutarvi a rialzare dopo diverse tranvate.

Perché ognuna di noi merita una fantastica storia d'amore.

Titolo: La verità è che non gli piaci abbastanza
Autore: Behrendt Greg e Tuccillo Liz
Editore: Salani
Prezzo: 11€ in brossura
Adatto a: Tutte le donne che hanno qualche dubbio sulla loro relazione, o semplicemente alle donne che vogliono farsi quattro risate leggendo di come gli uomini credono di poterci fregare.
Che faccio, lo compro?: Assolutamente si! A prescindere da tutto, è un libro che ognuna di noi dovrebbe leggere e tenere sul comodino, come una sacra guida.

domenica 1 maggio 2016

Un viaggio leggendario

Per la serie "sono sempre i migliori quelli che se ne vanno" ho avuto modo di leggere uno degli ultimi capolavori di Umberto Eco, uno degli umanisti italiani più conosciuti nel panorama culturale europeo, un uomo con un bagaglio di conoscenze estremamente grande, capace di incantare con i suoi romanzi e le più tecniche nozioni di semiotica.
"Storie delle terre e dei luoghi leggendari" affronta una tematica molto particolare: come le illusioni create dall'uomo riescano a influenzare la realtà al punto di trasformarsi in verie e proprie leggende e quindi modificandola.
In questa sorta di enciclopedia non troverete solo i luoghi descritti nei libri (come quelli visitati dal signor Bloom in "Ulisse" per esempio, o in "Angeli e Demoni" di Dan Brown) e di cui gli appassionati del genere cercano riscontro nella realtà: partirete dalla leggendaria Terra piatta (a proposito, non è vero che nel Medioevo tutti credessero che la Terra fosse piatta: Dante nel descrivere il passaggio tra l'Inferno e il Purgatorio racconta di essere passato dall'ultimo anello dell'imbuto infernale per ritrovarsi alle pendici del monte Purgatorio, impossibile da farsi se avesse presupposto la piattezza della Terra) per andare verso i luoghi della Bibbia (in particolare la collocazione delle tribù disperse d'Israele, associate nel tempo alla regione del Kashmir, Asia, Malesia o alle isole britanniche), l'esatta collocazione del tempo di Salomone, le terre di Omero (con una riflessione riguardante la corrispondenza attuale con i luoghi visitati da Ulisse), le meraviglie d'Oriente (basate sulle località visitate e descritte da Alessandro Magno e Marco Polo durante i loro viaggi), o la mitica El Dorado, la collocazione del Paradiso Terrestre (spoiler: si pensa fosse in Cina) e di Atlantide e tante altre, come la leggenda di re Artù, sempre più recenti.
Si tratta di un'opera che si legge su tre livelli: il testo dell’autore, che è una sorta di visita guidata alla storia dei luoghi descritti e in cui Eco mostra tutta la sua conoscenza sul tema; l’antologia dei testi che segue ogni capitolo trasformando la realtà nel prodotto dell'immaginazione di scrittori, esploratori, falsari, navigatori, giornalisti, indovini, personaggi noti o meno in una vera e opera corale, e infine l'enorme quantità di immagini che insieme alle parole riesce a farci letteralmente vedere i luoghi descritti.
Umberto Eco lasciandoci ci ha donato un prezioso ed elegante volume (la qualità della carta e delle immagini è davvero elevata)
che sebbene la mole si legge con facilità, senza mai stancare e soprattutto mai annoiarci.

Titolo: Storie delle terre e dei luoghi leggendari
Autore: Umberto Eco
Editore: Bompiani
Prezzo: 35,00€ (compratelo cartaceo, non fate come me che l'ho letto sul Kindle e mi sono persa tutta la bellezza "fisica" di un volume del genere)
Adatto a: Tutti i lettori di Umberto Eco, ma anche ai lettori curiosi e sempre alla ricerca di cose particolari da leggere
Che faccio, lo compro?: Assolutamente si, oltre che piacevole alla lettura è un testo bellissimo per arricchire la nostra libreria


mercoledì 27 aprile 2016

Perchè le apparenze, si sa..

Spesso ingannano!

E' proprio su questo concetto che si fonda il libro di Mario Borghi intitolato "Le cose dell'orologio".

A scuotere le fondamenta di una cittadina molto abitudinaria e tranquilla ci pensa l'improvvisa scomparsa dell'orologio della stazione il quale, nonostante avesse le lancette ferme ormai da molto tempo tanto da aver indotto i tecnici a programmare la sua sostituzione, causa un vero e proprio trauma a tutta la comunità. L'intera cittadinanza si mobilita organizzandosi in comitati spontanei atti al suo ritrovamento, oppure inviando al Presidente del Consiglio, a quello della Repubblica e addirittura al Santo Padre commoventi lettere scritte da innocenti penne (che causano non pochi disguidi tecnici tra le mamme dei suddetti scrivani).
Il lettore allo stesso tempo sa che neanche il ladro se la sta passando bene: l'orologio sembra essere recalcitante come un animale in gabbia, le sue lancette si muovono al contrario e dentro di sé nasconde uno strano messaggio lasciato in custodia il giorno della sua nascita dal suo creatore.
Un giorno poi lo stesso malfattore viene invitato (di mercoledì, un giorno a suo dire totalmente privo di senso) ad una resa dei conti attesa da tempo, finché sarà proprio il tempo a fermarsi in quell'unico istante dove tutto si ricongiunge, le coscienze si evolvono, tutto sembra aver trovato la soluzione.
E tutto esplode.

"Le cose dell'orologio" è un romanzo che si legge tutto d'un fiato per svariati motivi: innanzitutto l'ironia, sempre divertente, con cui vengono descritti i personaggi e le loro azioni, la suspance, la filosofia e i vizi e virtù della nostra società; ogni personaggio è costruito nella sua interezza e pur utilizzando dei brevi periodi l'autore ci regala una panoramica più che sufficiente del loro carattere aiutandoci a comprendere le motivazioni dietro ogni singola azione.
Il narratore è il protagonista della storia che quando si tratta di raccontare momenti in cui non è fisicamente presente guarda con occhio divertito i comportamenti e i pensieri dei suoi concittadini, come quelli della signorina Piccionetti, innamorata del maresciallo dei Carabinieri, o del meccanico del paese, uomo senza scrupoli che pensa solo a guadagnare più soldi possibili in modo da sfoggiare al bar i lussi che si concede; oppure quelli personaggio secondo me più interessante di tutti, la "tipa delle pulizie": una donna che ha una vita piena ed è circondata da tanti amici immaginari, che affida le sue eclettiche elucubrazioni alla macchina da scrivere per poi legarle ad un palloncino e lasciarle libere e che di tanto in tanto frequenta gli ambienti più degradati (spacciandosi per prostituta o per una barbona) prima di tornare alla solita vita.

Lo stile è molto fluido, l'autore ha un'ottima padronanza del linguaggio e gioca molto sull'equilibrio climax/risoluzione, che comunque sarà totalmente inaspettata.

Mario Borghi dimostra di avere un'ottima capacità narrativa (spesso mi ha ricordato un romanzo alla Stephen King, con molto meno sangue) e non vedo l'ora di poter leggere la sua prossima opera!

Titolo: Le cose dell'orologio
Autore: Mario Borghi
Editore: Rogas
Adatto a: tutti quelli che vogliono leggere una storia eclettica, dal ritmo veloce
Che faccio, lo compro?: Ovvio, ne vale assolutamente la pena

sabato 23 aprile 2016

La ballata dei disillusi

Che siamo in un periodo di crisi economica è cosa risaputa: lo testimoniano i nostri miseri risparmi, gli investimenti nostrani bloccati a favorire quelli stranieri, la fila alle mense dei poveri sempre più lunga, il numero incredibile di persone a chiedere l'elemosina; il fatto che adesso stiamo vivendo una crisi dei valori morali è invece una cosa di cui non tutti ci siamo resi conto, purtroppo.
La raccolta di Daniela Piras, "Crash", ci fa riflettere proprio sulle conseguenze che il blocco dell'economia ha avuto sulle nostre vite e che i suoi personaggi descrivono in diversi modi.
Massimiliano e Alessandro, i protagonisti del primo racconto, sono due giovani ormai disillusi dal sistema politico ed economico che pur essendo molto uniti reagiscono in modo diametralmente opposto: Massimiliano, sconfitto, si lascia trasportare nel mare della depressione mentre Alessandro, furioso per le molte difficoltà a cui deve far fronte ogni giorno, cerca in tutti i modi una soluzione, che sia emigrare o addirittura rapinare una banca.
Ce ne parla Nino, che attende un'ormai molto probabile lettera di licenziamento a causa dei famosi "tagli del personale" e che è in grado di limitare tutte le sue spese ma non di vendere la sua Giulietta, simbolo della sua indipendenza e del suo status sociale.
Anche Ettore, un uomo che sembra avere tutto ciò che si possa desiderare a dispetto proprio della crisi ma che sente così tanto la mancanza della sua ex compagna da cercare compagnia sui social network.
"Crash" è anche la crisi dell'individuo, ulteriore conseguenza di questo periodo nero: lo capisce Marco, agente immobiliare consapevole di non riuscire a vendere il prossimo immobile perché circondato dai topi e frequentato da persone di malaffare, la vive il signor Peppino che dopo aver aperto una volta ad un "postino" che lo ha derubato di tutto si è barricato in casa ed inveisce al citofono contro un povero ragazzo che distribuisce volantini pubblicitari; la impersona un'intera palazzina, i cui condomini restano ore ad attendere la polizia e a giudicare il dirimpettaio impiccatosi per la disperazione.

Lo stile dell'autrice è molto chiaro e conciso, sebbene alcuni siano brevi, i suoi racconti impressionano il lettore per l'impatto, l'occhio critico, freddo e implacabile sulla nostra società.
Daniela Piras ci racconta la verità nuda e cruda: una Sardegna disillusa, degradata, in crisi sia economica che morale, una Sardegna violenta, disperata, pettegola, che sembra non riesca a reagire alla situazione attuale.
Un triste specchio dell'Italia di oggi, per riflettere su cosa siamo diventati.

Titolo: Crash
Autore: Daniela Piras
Editore: Marco Del Bucchia Editore
Adatto a: Tutti, soprattutto ai giovani.
Che faccio, compro?: Certo, per cercare di reagire e migliorarci.


mercoledì 20 aprile 2016

Pillole di felicità

Credete nel destino? Credete nella probabilità che tutto accada per una ragione?

Io si, e il libro di Sabrina Biancu è arrivato nel posto giusto al momento giusto, ad iniettarmi direttamente nelle vene una sana dose d'ottimismo.
"Il mondo dell'altrove" è una raccolta di cinque favole con una morale comune: non si è mai soli, anche nei momenti più bui della nostra esistenza, quando le speranze sono ormai perse e si è convinti che non valga più la pena lottare.
Si parte quindi con la storia di due amici, Elia e Nico, il primo sul lastrico, abbandonato dalla famiglia e senza lavoro trova conforto nel ristorante di Nico; durante i loro pranzi condivideranno, oltre a dell'ottimo cibo, anche considerazioni sulla vita proprie dell'autrice, una donna ottimista di natura, finché Elia non otterrà le capacità necessarie per aiutare il prossimo. Il libro continua con la storia di Rosy, una bambina troppo capricciosa, e il suo anatroccolo in missione speciale; segue poi l'avvincente storia della signora Tea maltrattata dal suo bel giardino di rose, a testimonianza di come non basta essere belli fuori per esserlo dentro.
Le ultime due favole hanno come argomento principale l'amore, affrontato dall'autrice sotto due aspetti particolari: si parte con la vicenda di André, un giovanotto che cerca in tutti i modi di aiutare la sua amica Desideria a comprendere che "essere belli" non vuol dire avere un viso di porcellana e che il vero amore non bada alle apparenze fino ad arrivare all'ultima protagonista, Irina, una piccola stellina che arriva in soccorso di un cuore ormai disilluso.
Lo stile spazia da quello prettamente colloquiale ad uno forse un po' troppo artificioso, che però riesce a mantenere costante l'attenzione di chi legge.
Nel corso di questo viaggio Sabrina Biancu ci lascia tanti piccoli accorgimenti per essere felici: non perdere mai la speranza, essere sempre ottimisti, avere fiducia soprattutto in sé stessi (prima di averne nel prossimo, ovviamente), avere il coraggio e la tenacia di inseguire i nostri sogni anche quando tutti ci dicono che stiamo sbagliando, essere responsabili verso chi amiamo, ma soprattutto essere grati di ciò che si ha, anche e soprattutto delle cose più scontate.

Titolo: Il mondo dell'altrove
Autore: Sabrina Biancu
Editore: Marco Del Bucchia Editore
Adatto a: bambini e adulti che vogliono ricominciare a sognare
Che faccio, compro?: Assolutamente si, l'ottimismo d'altronde è il profumo della vita.

giovedì 7 gennaio 2016

Storia di un'amicizia

Ci sono storie che davvero vale la pena di leggere, storie che non si limitano alle vicende dei protagonisti ma raccontano la vita di un intero paese. Elena Ferrante, con la quadrilogia de "L'amica geniale" ha fatto proprio questo: nel raccontare la vita della protagonista, Elena, e della sua migliore amica Lila ha descritto uno spaccato del nostro paese che dagli anni Sessanta ci porta fino al giorno d'oggi.

Lenù (così viene chiamata la protagonista nonché narratrice) e Lila si conoscono alle elementari e stringono un rapporto basato sull'odio, sul rispetto reciproco e sulla legge degli opposti che si attraggono: tanto la prima è una bambina buona, bella, bionda e diligente, tanto la seconda è una bambina dai tratti adulti, scura nei capelli e nei modi, cattiva perché così è stata cresciuta. A scuola Lenù si fa forza di una costanza quasi malata pur di risultare brava, Lila ci riesce senza fare il minimo sforzo, la prima scoppia a piangere alla prima difficoltà, Lila non ha paura di minacciare con un taglierino la gola del figlio del camorrista di quartiere; una volta finite le elementari la loro maestra offre l'opportunità di continuare gli studi sobbarcandosi il costo dei libri scolastici ma l'unica famiglia a regalare questo "privilegio" alla loro figlia è quella di Elena ed è proprio questa decisione a rivelarsi fatale per la vita delle due amiche.

Avete presente l'effetto farfalla? Si tratta di quella particolare credenza secondo cui una farfalla che sbatte le ali in America possa causare uno tsunami dall'altra parte del pianeta (tra l'altro a questo proposito la Sony ha lanciato un gioco a dir poco fenomenale, Untill dawn: consigliatissimo). Ebbene, è proprio la scelta di mandare Lila a lavorare fin da piccola e Elena a studiare fino a diventare una donna di successo nell'universo culturale che scatena tutta una serie di eventi nella vita delle due protagoniste, che restano legate da un profondo amore nonostante tutto.

I personaggi (che non si limitano alle due protagoniste, il romanzo racconta le vicende di intere famiglie) sono calati in maniera magistrale nell'Italia dagli anni Sessanta ai Duemila: la Ferrante racconta infatti il boom economico, la camorra, le rivolte studentesche, il terrorismo degli anni Ottanta e Novanta, mani pulite e soprattutto Napoli e il rione in cui Elena è cresciuta, una città che ha subìto più di tutte gli sconvolgimenti di quegli anni.
La Ferrante fa una descrizione della città che ribocca d'amore, perché solo chi ama è in grado di apprezzare anche le cose più oscure dell'amato: dal rione nel primo volume, man mano che crescono le protagoniste si allarga la visuale del lettore, fino a coinvolgere non solo l'intera città (con tutti i suoi vizi e le sue virtù) ma la Penisola intera con un occhio critico e minuzioso anche nei più piccoli dettagli. La lingua parlata ad esempio ha un ruolo fondamentale: come spesso la narratrice avrà modo di constatare, l'essere cresciuta in un ambiente in cui si è parlato perlopiù dialetto le ha incollato addosso la cadenza partenopea, che per quanto possa essere musicale le ha causato non pochi problemi quando ha abbandonato il rione per studiare a Pisa.

Insomma, la storia dell'Amica Geniale è una delle più belle che abbia mai letto, quattro romanzi che mi hanno tenuta letteralmente incollata alle pagine fino a tarda notte, a volte facendomi ridere, altre ragionare, infine commuovendomi: una realtà cruda e a tratti micidiale, da lasciare col fiato sospeso fino all'ultima parola.

Titoli: L'Amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta
Autore: Elena Ferrante
Editore: Edizioni E/O
Prezzo: 20€ circa a volume, ma si trovano usati sul Libraccio
Adatto a chi: piacciono i romanzi storici
Che faccio, compro?: spesso si legge in giro che quando smettiamo di leggere un bel romanzo abbiamo la sensazione di aver perso un buon amico. I libri della Ferrante una volta terminati ti fanno sentire orfano.