giovedì 6 febbraio 2014

Tristi compleanni: perché a volte sono un po' polemica.

Il 4 febbraio 2014 ricorreva il quarantottesimo anniversario dell’abolizione del famoso “Indice dei libri proibiti”: redatto nel 1558, per circa 400 anni qualsiasi libro inserito nella famosa lista veniva subito dato al rogo;  testi di divulgazione scientifica o filosofica, economica o politica non dovevano essere letti dalla gente comune, e le punizioni per chi veniva trovato in loro possesso sono state modificate lungo i secoli, passando da una semplice multa ad addirittura la condanna a morte. Si trovavano inoltre testi prettamente culturali, come le opere di Ludovico Ariosto, Dante Alighieri, il “Decamerone” di Boccaccio, Daniel Defoe e Ugo Foscolo: tutti, tranne il “Mein Kampf” di Adolf Hitler, intelligentemente evitato forse per il terrore di una qualsivoglia ritorsione.
Questo preambolo storico per introdurvi all'argomento del giorno, che forse vi farà riflettere, forse no: premetto, e sottolineo, che l’intento di questo post è tutt'altro che politico.
Qualche giorno fa bazzicavo sulla mia home page di Facebook quando alcuni compagni dell’università hanno iniziato a condividere tutti la stessa immagine, la foto di un libro che bruciava in un camino: incuriosita sono andata a leggere la notizia che, in tutta sincerità, mi ha gettata nello sconforto.
Il fatto è che Corrado Augias è stato ospitato ne “Le invasioni barbariche”, programma televisivo condotto da Daria Bignardi e nel corso dell’intervista, parlando del Movimento Cinque Stelle (cui fa capo Beppe Grillo) ha dichiarato: “E’ pericoloso, così si porta la protesta e la piazza in parlamento. Fece così Mussolini che in un famoso discorso si dichiarò in grado di trasformare l’Aula in un bivacco di manipoli. Attenzione, molti non sanno che all'inizio il fascismo è stato questo”.
Dopo questa dichiarazione, il finimondo (di cui i cinque stellati sembrano essere molto amanti): il leader sul suo blog di divulgazione politica ha dedicato un post proprio ad Augias definendolo “Giornalista del giorno”, poi la foto de “I segreti d’Italia”, libro di cui l’accusato giornalista è autore, tra le fiamme del camino di Francesco Neri (che, tra l’altro, ha commentato la foto con un bel “Augias chi?”).
Ripeto di non essere qui a giudicare il pensiero politico di nessuno, sono qui come laureata in Lettere che discute l’accaduto e che giudica il gesto stesso dell’aver gettato il libro tra le fiamme.
Così come 400 anni fa la Chiesa si è divertita a gettare alle fiamme pagine e pagine di cultura attuando una specie di terrorismo culturale che a niente è servito se non a farle acquisire più nemici di quanti potesse affrontarne, ecco che bruciare i libri torna di moda, e a lanciarla è un uomo che lavora in un contesto tutt'altro che privato.
Quando il libro di un qualsiasi scrittore arriva sugli scaffali di una libreria, questo lo rappresenta: è una sua appendice di circa duecento pagine, è uno strumento che gli permette di parlare direttamente ai propri lettori; bruciare il libro di un qualsivoglia autore significa non dargli il permesso di poter esprimere il proprio pensiero, cosa che in un paese democratico come sembra esserlo l’Italia non è un fatto possibile.
Al di là del suo pensiero politico, storico, al di là dei suoi gusti sessuali, delle sue abitudini a volte discutibili, “democrazia” vuol dire essere liberi di dire cosa si pensa senza avere paura di ritorsioni: il contrario ci porterebbe ad un clima di terrore come poteva esserlo il fascismo, il nazismo o l’istituzione dell’Indice dei libri proibiti.
Cari politici, siete uomini pubblici e le vostre azioni (che siano buone, cattive o frutto di menti esaltate) vengono prese come esempio da tutti coloro che vi hanno votato, da tutti coloro che credono in voi, anche da coloro che non hanno ancora il diritto al voto ma che si sentono parte integrante del nostro sistema politico.
Siate responsabili.