lunedì 29 luglio 2013

"Uno dei libri più belli che ho letto nel 2009"

Tra tutte le strane abitudini che mi caratterizzano c'è quella di scrivere su un quaderno le impressioni che ogni libro che leggo mi lascia: quello di cui vi sto per parlare l'ho definito "un libro bellissimo" e ho scritto una pagina piena zeppa di considerazioni.

Nel 2008 veniva pubblicato per la prima volta in Italia "L'ombra del vento", romanzo "d'esordio" di Carlos Ruiz Zafòn (è un esordio tra virgolette perché non è cronologicamente il primo scritto dall'autore).

La storia ha inizio una mattina del 1945 in cui il padre del nostro protagonista conduce l'undicenne Daniel nel Cimitero dei Libri Dimenticati, sito nel cuore della zona storica di Barcellona. Sono conservati all'interno di quest'enorme biblioteca tutti i libri che per un motivo o per un altro sono fuori produzione e quindi sconosciuti ai più: vien da sé constatare che il compito di questo luogo è quello di riportare alla luce i testi vittima dell'oblio.

Daniel qui ha l'opportunità di salvare un libro: la scelta ricade su "L'ombra del Vento" di Julian Carax, romanzo che legge tutto d'un fiato e che ama a tal punto da iniziare una ricerca di altre opere dello stesso scrittore. Scopre ben presto che il suo autore preferito in realtà è uno psicopatico che va alla ricerca dei propri romanzi per bruciarli, che si fa chiamare Laìn Coubert e che nei suoi stessi libri rappresenta il Diavolo in persona. Daniel inizia a indagare sul mistero che lo lega riportando alla luce storie di famiglie difficili, infanzie travagliate che hanno avuto ripercussioni spesso fatali, storie di incondizionata amicizia, lealtà e follia omicida.

La ricerca di Daniel dura un decennio e lo accompagna per tutta l'adolescenza fino al raggiungimento dell'età adulta. Ma non è finita qui, perché la ricerca mette in evidenza tutta una serie di eventi e circostanze che coinvolgono il giovane Daniel ma che sono simili a quelli della vita di Carax.

Il romanzo di Zafòn è avvincente e sebbene la trama metta in correlazioni diversi periodi storici si dirama con molta chiarezza e fluidità rivelando la straordinaria capacità dell'autore di districarsi nella fitta trama; a fare da contorno alla storia c'è poi una Barcellona sfiancata dalla guerra civile ma con le sue ambientazioni suggestive che aiutano non poco a creare un clima misterioso che vi accompagnerà dalla prima all'ultima pagina.

Quella che credo sia la capacità più rilevante dell'autore riguarda la caratterizzazione dei suoi personaggi: sebbene i romanzi successivi non siano così avvincenti quanto il primo, i personaggi restano una costante notevole. Ogni singola persona incontrata da Daniel nel corso della propria vita ha una storia più o meno felice che ci viene raccontata, e questo senz'altro aiuta a comprendere il perché di determinate azioni e sebbene spesso queste siano talmente riprovevoli da non poter essere giustificate quanto meno hanno un fondamento. E non è cosa da poco.
La trama, la location e i suoi protagonisti sono poi avvolti in una serie di constatazioni e massime sulla vita che vi faranno riflettere non poco e che vi spingeranno (come hanno spinto me d'altronde) a leggere tutti gli altri libri di questo autore.

Zafon ci dimostra come la passione per un libro e la curiosità verso il proprio autore siano un'arma a doppio taglio: non tutti gli scrittori sono onesti, non tutti originali e non tutti nella vita sono degli eroi.

Sono esseri umani, che vi aspettavate?

Titolo: L'ombra del Vento
Autore: Carlos Ruiz Zafòn
Editore: Mondadori
Prezzo: 13€ copertina rigida
Adatto a: chi non ha MAI letto un libro di Zafòn ma ne è incuriosito e chi d'estate vuole leggere qualcosa di avvincente

giovedì 25 luglio 2013

Il nettare di noi comuni mortali

La pausa caffè salva la popolazione dai propri doveri da generazioni; si inizia al liceo, quando tra un libro e l'altro ci si ferma per sorseggiarne un po' e darsi un tono tutto bohemiénne di gente vissuta finché col tempo si raggiunge la vera e propria dipendenza (non vi nascondo che sono arrivata a berne 7 nello stesso giorno. Bei tempi).

Fatto sta che questa particolare religione è diventata argomento di un libro letto recentemente: "Il primo caffé del mattino" di Diego Galdino.

Protagonista il trentasettenne Massimo, un romano doc che gestisce il bar di famiglia a Trastevere.
Ora, immaginate di vivere tutta la vita nello stesso quartiere, perdipiù gestendo un'attività di per sé molto frequentata come lo è un bar: Massimo conosce tutta la gente della zona, i loro vizi e i loro problemi senza aver praticamente mai messo il naso fuori dal suo bar.
Ogni mattina si sveglia alle 4, mette in moto la vecchia macchinetta del caffè che con gli anni è diventata una vecchia scorbutica, getta via il primo caffè prodotto, prende il secondo per sé e dà il terzo al solito cliente delle cinque,che nonostante sappia che il bar apre alle cinque e mezza riesce sempre a convincere Massimo a servirlo.
Il nostro protagonista vive coccolato e sonnacchioso nella sua routine finché una delle sue clienti preferite muore, lasciando la propria casa in eredità ad una francesina indispettita che non è neanche imparentata con lei.
E che per di più beve solo té.

Il romanzo di Galdino descrive con molta ironia la roma del popolo, quella abitata da gente che lavora, che ha lasciato gli studi ma che non ha perso il sorriso; come Camilleri riporta interi stralci di conversazione in siciliano stretto, così l'autore spesso utilizza termini in romanaccio trasformando quella che inizialmente sembra una banale storia in un vero compendio del romano trasteverino.
A tutto questo aggiungete un pizzico di "che parentela possono avere una donna anziana, senza marito e figli con una francese che per lavoro crea cruciverba?" e avrete un romanzo piacevole e delicato.

Prima di chiudere un piccolo appunto a tutti i maschietti: leggete il romanzo perché al suo interno è spiegata una tecnica di rimorchio che farà cadere l'amata ai vostri piedi: personalmente resterei davvero affascinata da un uomo che al primo appuntamento mi proponesse il viaggio delle fontanelle.

Titolo: Il primo caffè del mattino
Autore: Diego Galdino
Editore: Sperling & Kupfer
Prezzo:  16,90€ in copertina rigida
Adatto a: chi ama Roma, i romani e soprattutto il caffè




martedì 23 luglio 2013

600 pagine di nonsense

Un libro che ha venduto un trilione di copie.
Una storia epica.

No, non è "Il Signore Degli Anelli".
Magari lo fosse.

Lungo quasi quanto "Via Col Vento", con risvolti privi di senso quanto "Beautiful" è il libro di cui vi sto per parlare "Il giardino degli incontri segreti", di Lucinda Riley.

Julia torna a Wharton Park dalla Francia dopo aver perso marito e figlio in un incidente d'auto. Il cottage sito nella tenuta è stata la casa dei nonni, nel suo giardino (quello del titolo e di cui non sentirete spesso parlare) sono state coltivate nel tempo orchidee di tutte le foggie e da bambina Julia ha imparato proprio in quella casa abitata da una famiglia di nobili origini a suonare il pianoforte, che è diventato la sua fonte di sostentamento negli anni.
Ma la famiglia Crawford è in decadenza e il suo ultimo erede, Kit, ha deciso di vendere tutto.
Nel corso della ristrutturazione trova un vecchio diario di proprietà del nonno di Julia risalente agli anni del secondo conflitto mondiale, lo restituisce alla vedova e martire (quanto l'ho odiata nessuno lo immagina) la quale invece di prendere l'ovvia decisione di leggerlo si assume la responsabilità di restituirlo all'ormai ottuagenaria nonna.
Siccome il gene della deficienza nella famiglia di Julia ha saltato una generazione (salvando quindi il padre di lei, il quale prende la saggia decisione di viaggiare intorno al mondo e di non avere molto a che fare con le figlie e i nipoti) la nonna Elsie è altrettanto stupida: invece di tacere sul diario (è pur sempre di proprietà del marito, e tutti, anche i bambini di due anni, sanno che non è carino leggere il diario personale di un'altra persona) inizia a raccontare una storia di cui ancora oggi mi chiedo il senso all'interno del romanzo.

Il fatto è che noi lettori ci troviamo a leggere un metaromanzo in cui è raccontata la vicenda della signora di cui nonna Elsie era la cameriera personale, del marito gay di lei, della guerra e dell'aborto (perché mentre continua a raccontare alla moglie che quel bacio con l'amico non significa nulla la mette incinta); poi la nonna si ferma, va a letto e noi torniamo alla realtà.
La voglia di picchiare la nonnina, legarla e costringerla a finire quello che ha iniziato mi ha fatto formicolare le mani per svariati minuti.

Ovviamente Julia e Kit si innamorano, ma colpo di scena!
Sono cugini!
E altro colpo di scena!
Il marito di lei non è morto, torna dagli inferi e la riprende con sè!

Apro una breve parentesi: per chi non lo sapesse, c'è stato in "Beautiful" un breve periodo di tempo in cui tutti (anche mia nonna) erano convinti che Ridge fosse finalmente e degnamente passato a miglior vita finendo tra le fiamme di un vulcano (ci vorrebbe un intero blog dedicato a questa vicenda); ma nel momento in cui la mogliettina dell'epoca inizia a rifarsi una vita lui torna. Chiusa parentesi.

Non vi racconto come va a finire, non voglio rovinare la sorpresa a quelle poche persone che lo leggeranno, ma aspettatevi davvero di tutto.

Ad ogni modo "Il giardino degli incontri segreti" è una storia lunga 600 pagine. Ora, scrivere un romanzo di 200 pagine che abbia un senso logico dalla prima all'ultima pagina è già di per sé un lavoraccio, mettersi a scriverne uno lungo 600 porta con sé una serie di rischi non indifferenti: confusione cronologica, confusione logica, banalità e soprattutto il rischio elevato di noia da parte del lettore.
Se poi non sei l'autore né de "Il Signore degli Anelli" né di "Harry Potter" l'elemento magico è del tutto privo di senso.

Qualsiasi docente di scrittura creativa (ma chiunque lavori in questo campo) si raccomanda sempre di scrivere storie di poche pagine ma che abbiano un senso e che preservino la dignità del proprio autore.

Cara Lucinda, non ti sei chiesta il perché?

Titolo: Il giardino degli incontri segreti
Autore: Lucinda Riley
Editore: Giunti
Prezzo: 9.90€
Adatto a: chi compra i libri solo basandosi sul numero di copie vendute all'estero




venerdì 19 luglio 2013

Quando la genetica fa il suo dovere.

Il 1847 per la famiglia Bronthe è stato un anno fondamentale: in quei 12 mesi sia Emily che Charlotte pubblicano quelli che poi diventeranno degli splendidi classici della letteratura inglese: "Cime Tempestose" e "Jane Eyre".

"Cime Tempestose", alla cui prima uscita la critica storse il naso a causa della struttura matrioscale, racconta con la voce di Mr. Lockwood l'appassionata vita di Heathcliff e Catherine, la loro storia d'amore e la passione distruttiva che li lega.
La trama è davvero contorta e vi terrà incollati alle pagine tra invidie,  vendette, contese e situazioni tormentate; i personaggi presentano profili tetri, vendicativi, opportunisti, con la figura dei due protagonisti che  spiccano su tutti per il loro carattere.
Heathcliff è egoista, malvagio, calcolatore ma non sono riuscita a detestarlo come avrei dovuto: il suo temperamento focoso infatti è dovuto alla brutta infanzia e sono pronta a scommettere quello che volete che nella stessa situazione il 70% delle persone si sarebbero comportate allo stesso modo (ok, forse non avrebbero macchinato tutto quello che ha ideato lui, come sposarsi con una persona che non si ama solo per vendetta). Heathcliff sa odiare, è vero, ma sa amare con la stessa profondità: il suo sentimento è appassionato, coinvolgente, che tutte le donne vorrebbero vivere.
La protagonista femminile è quanto di più odioso sia mai stato creato dall'umanità che scrive: è talmente meschina e isterica da arrivare alla pazzia pur di ottenere ciò che vuole; è uguale ad Heathcliff, ma per lei non vale la stessa giustificazione in quanto vissuta in un ambiente caloroso, venerata e amata da tutti; ma il troppo amore è sfociato in egoismo autodistruttivo.
Gli altri personaggi fanno da cornice, sottolineando e accentuando la parte sgradevole dei protagonisti.
"Cime Tempestose" presenta una cura delle caratterizzazione dei personaggi e delle loro vicende che non si trova spesso nei romanzi di oggi, è una vicenda appassionante dove amore e odio profondo si scontrano con conseguenze spesso fatali.

Dal canto suo, "Jane Eyre" ha uno sviluppo narrativo molto più lineare.  La vita di Jane è raccontata soffermandosi su tre fasi principali: l'infanzia vissuta presso la zia, in cui sembra di essere in un romanzo di Dickens per la tanto è triste e sconsolata la piccola protagonista (la quale viene regolarmente picchiata dal cugino), il suo diventare istitutrice (sono comunque 8 anni di profonda malinconia) ed infine il lavoro presso Mr. Rochester, di cui si innamora.
Sembra essere la trama di "Tutti insieme appassionatamente", se non fosse che finalmente il romanzo ci presenta una protagonista che ha piena coscienza di sé, delle sue paure e soprattutto delle sue azioni: è una donna ricca di dignità personale, abituata a far fronte alle difficoltà con le sue sole forze tanto da poter essere considerata precursore dell'emancipazione femminile.
Tra mille difficoltà la giovane Jane riuscirà ad accaparrarsi il padrone di casa, che tra l'altro, ha un segreto di dimensioni umane nascosto in soffitta.

Le sorelle Bronthe c'hanno visto lungo: nonostante i romanzi parlino di una società prettamente ottocentesca i personaggi sembrano essere presi dai giorni nostri e questo non ha fatto altro che rendere moderne le due opere: d'altronde possono cambiare i tempi, gli usi e i costumi di un'epoca, ma sentimenti come odio e amore restano sempre gli stessi.

Titolo: Cime Tempestose
Autore: Emily Bronthe
Editore: Garzanti
Prezzo: 8.50€, brossura
Adatto a: chi è stanco di leggere di buoni sentimenti e unicorni festosi

Titolo: Jane Eyre
Autore: Charlotte Bronthe
Editore: Garzanti
Prezzo: 10,50€, brossura
Adatto a: chi ha amato "Tutti insieme appassionatamente"

mercoledì 17 luglio 2013

Sotto questo sole meglio...leggere!

Guardate questa copertina: sembra essere perfetta per un thriller all'italiana, e invece..

Se nella narrativa quello che viene raccontato dopo il primo bacio viene definito pornografia, come si chiama quello che viene scritto prima del suddetto?

"Mancarsi" di Diego De Silva ci parla proprio di questo.

Il suo romanzo breve (lo si legge in mezza giornata) racconta due vite, quella di Nicola e Irene e si conclude proprio con il primo sguardo tra i due.
Nicola è vedovo da poco e sta affrontando il suo lutto ripercorrendo varie fasi della sua vita coniugale: il giorno del matrimonio, il momento in cui si è dichiarato finalmente pronto ad avere un figlio e si è scontrato con il netto rifiuto di sua moglie, le serate trascorse al bistrot dove i camerieri riservavano loro lo stesso tavolo da anni e il cuoco sapeva esattamente quali pietanze avrebbero ordinato fino ad arrivare al tragico giorno in cui una telefonata sul cellulare gli annunciava la morte della sua consorte.
Irene ha divorziato, frequenta lo stesso bistrot di Nicola e a loro insaputa condividono lo stesso tavolo: gli uomini continuano a provarci con lei senza risultato; Irene non crede più nelle relazioni, l'aver tradito il marito l'ha sconvolta e non si reputa pronta per gettarsi a capofitto in un'altra storia d'amore.

Con uno stile molto simile a quello del documentario De Silva analizza minuziosamente i motivi alla base delle scelte dei due protagonisti, li accusa e in un certo senso li giudica come un estraneo farebbe nella vita normale, dando per la prima volta testimonianza di come un autore può non considerare propri pargoli i suoi protagonisti, difendendoli da tutto e da tutti.
 Gli scrittori italiani (o quelli che si reputano tali) hanno un elemento in comune: nei loro romanzi ci sono sempre digressioni antropologiche che li spingono a scrivere pagine e pagine su cose come far fronte ad una tragedia improvvisa, comunicare agli amici la fine di una storia d'amore e così via.
La differenza tra farlo in "stile Baci Perugina" e farlo con criterio sta nel modo: Diego De Silva non si esime dal porsi sul pulpito, ma la maturità che traspare dalle sue parole ci da l'impressione che ciò di cui parla è qualcosa di realmente vissuto.
Altri autori di best sellers che hanno la nostra cittadinanza si rendono solo ridicoli.
E si, sto parlando di te, Fabio.

Titolo: Mancarsi
Autore: Diego De Silva
Editore: Einaudi
Prezzo: 10,00 € brossura
Adatto a: chi sotto l'ombrellone vuole leggere qualcosa di scorrevole, delicato e senza pretese

lunedì 15 luglio 2013

Big Brother is watching you!

Sabato mattina ero stravaccata sul divano e mentre facevo del sano zapping su Sky Cinema ho beccato "Hunger Games" iniziato da soli 5 minuti.
Ora, scusate la digressione poco professionale ma sappiate che la saga di Hunger Games scritta da Suzanne Collins è veramente, ma veramente, una GRAN FIGATA!
Ad ogni modo, ero li che guardavo il film quando una parte del mio cervello ha iniziato a farsi sentire con ragionamenti del tipo "Ma questa cosa degli Hunger Games è stata presa in un altro libro che hai letto" fino ad arrivare a "Guarda che hai un blog in cui parlare di tutto questo, sfruttalo".
Quindi eccomi qua.
Di per sé il primo capitolo della trilogia di Hunger Games ha preso qualcosa da "The Truman Show" e da "1984" di George Orwell: al primo si rifà grazie all'idea del reality show, dal secondo prende il contesto politico. Ma andiamo per ordine.
Il primo capitolo della saga ci introduce su Panem, un continente del futuro diviso in 12 distretti (distinti da loro per un diverso stile di vita che va dal "mangio scoiattoli a colazione" a "secondo te questo vestito in latex rosa shocking mi ingrassa?"): ogni anno, in memoria della guerra civile che in passato ha infiammato il paese, ogni distretto deve offrire in tributo alla città di Capitol City un ragazzo e una ragazza dai 12 ai 18 anni che avranno lo sfortunato privilegio di partecipare agli Hunger Games. La competizione costringerà 24 adolescenti a lottare per la propria vita fino a che uno di loro verrà dichiarato vincitore. La protagonista della trilogia è Katniss Everdeen, sedicenne del dodicesimo distretto, che per salvare la vita della sorellina si offre volontaria per i giochi.
I volumi successivi ("La Ragazza di Fuoco" e "Il canto della rivolta") spostano l'attenzione dal reality show alla guerra civile che si scatenerà come conseguenza delle azioni dei giovani concorrenti e vedrà Katniss trasformarsi in un vero e proprio simbolo della rivolta, con tutte le responsabilità che questo comporta; in tre libri è condensata un'analisi minuziosa di come agiscono i governi totalitari, la lotta per la libertà di un'intera popolazione che troverà finalmente il coraggio di ribellarsi per cambiare la propria condizione.

Un'altra saga che prende largamente spunto dai libri della Collins è  "The Selection" scritta da Kiera Cass (in Italia è stato pubblicato solo il primo volume).
Siamo sempre in un mondo del futuro in cui la società è divisa in classi in cui tutti sono succubi degli esponenti del livello sociale direttamente loro superiore. L'erede al trono del regno, in un contesto di guerra, fame e devasto, decide di scegliere la futura sposa prendendo in considerazione 35 ragazze in età da marito fra le milioni di iscritte al concorso indetto dal reame stesso.
Tra queste supera la prima selezione la protagonista, America Singer, la quale nonostante sia innamorata di un ragazzo di grado sociale inferiore al suo (e per questa ragione è costretta a nascondere la sua relazione), decide di prender parte al reality show che si terrà a palazzo per fare in modo che la sua famiglia possa giovarne tra denaro e salti di casta. Ovviamente la vincitrice della competizione diventerà la futura regina di Ilea.

L' ultimo romanzo del giorno che prevede la partecipazione ad un reality è "Anger" di Isabel Abedi (la copertina è molto bella, ma il romanzo un po' prolisso per i miei gusti): questa volta dodici ragazzi trascorreranno tre settimane su un'isola al largo di Rio de Janeiro, ripresi ventiquattr'ore su ventiquattro dalle telecamere. La competizione è molto simile ad un gioco di ruolo e prevede che uno dei partecipanti sia un assassino che deve uccidere (ovviamente per finta) gli altri concorrenti, ma si trasforma in tragedia quando uno di loro viene ritrovato morto per davvero, sfracellato sugli scogli.

Le analogie tra le prime due proposte sono lampanti: in mondi pieni di sofferenza vengono organizzati dei reality show che permetteranno a giovani sbarbatelli in difficoltà di migliorare non solo la propria esistenza ma anche quella dei loro familiari; la situazione evolve oltrepassando il reality e coinvolgendo la nazione tutta in una guerra dilaniante, al termine della quale niente sarà più come prima.

Ora: perché a mio parere leggere "Hunger Games" è cosa buona e giusta?
La Collins ci dà modo di riflettere. Già questo presupposto dovrebbe spingervi a comprarlo.
Gli argomenti su cui farlo partono dai regimi totalitari, dal significato del sacrificio di 24 adolescenti, la lotta per la sopravvivenza (i concorrenti vincono se uccidono giovani della loro età: immaginate il risvolto psicologico che una cosa del genere può avere sulle vostre coscienze), la lotta civile contro il governo: insomma, ce n'è per tutti i palati.
Kiera Cass con molta leziosità sembra insegnare alle giovani donne che nella vita contano tre cose: un marito facoltoso, indossare l'abito giusto per ogni occasione, saper intrattenere gli ospiti mentre il tuo maritino stipula contratti o firma trattati di pace con le nazioni vicine. Come se fossimo tutti tronisti di "Uomini e Donne".
 

Titolo: Hunger Games, La ragazza di fuoco, Il canto della rivolta
Autore: Suzanne Collins
Editore: Mondadori
Prezzo: 14,90€; 17,00€; 17,00€ copertina rigida
Adatto a: uomini, donne, bambini che amano leggere di competizioni all'ultimo sangue con qualche elemento di riflessione.

Titolo: The Selection
Autore: Kiera Cass
Editore: Sperling & Kupfer
Prezzo: 17,90€ copertina rigida
Adatto a: tutte le giovani donne che amano lottare per l'amore di un uomo.

Titolo: Anger
Autore: Isabel Abedi
Editore: Corbaccio
Prezzo: 16,40 € copertina rigida
Adatto a: chi ha sempre desiderato che "L'isola dei Famosi" si facesse più interessante, magari con un morto

La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf
La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
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La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
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La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf
La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
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La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
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I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
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I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
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venerdì 12 luglio 2013

Tutta colpa di Bear

Avete presente Bear Grylls?

Per chi non lo conoscesse, è un pazzo scriteriato che qualche anno fa si faceva mollare da persone altrettanto incoscienti in luoghi ai confini con del mondo giusto per dimostrarci che l'essere umano è in grado di sopravvivere in condizioni estreme. Grazie a Wild, il programma televisivo condotto da Fiammetta Cicogna (la tizia con la erre moscia che amava dire la parola "tamarri") ogni settimana potevamo vedere le nuove peripezie del nostro intrepido avventuriero; oggi in tutta sincerità non so che fine abbia fatto, probabilmente qualche leone l'avrà sbranato mentre lui cercava di tagliargli via la criniera per farsi una parrucca.

Tutto questo preambolo per intridurvi i primi due libri!


Nel 2010 usciva, edito Corbaccio, "Le parole tra di noi" firmato Charles Martin: dalla copertina può sembrare l'ennesimo stucchevole romanzo d'amore, magari una storia epistolare tra un ragazzo al fronte e la gentile donzella che lo aspetta.
Invece no. Il romanzo di Charles Martin ci racconta la storia di Ben Payne, un chirurgo di trentanove anni, e Ashley Knox, giornalista di trentaquattro; i due si incontrano in aeroporto e sono in attesa di tornare a casa ma la loro partenza è rimandata a causa di una tempesta di neve in procinto di scatenarsi. Ben, preso da un raptus di follia e da una fretta immane, decide di rivolgersi ad un pilota di aerei privati che incontra per caso e coinvolge Ashley in un viaggio di fortuna.
Nel corso del volo il pilota ha un infarto e riesce a malapena ad atterrare a circa 4000 metri sul livello del mare. Ben si sveglia con qualche costola rotta, Ashley con il femore ridotto a brandelli. Ha inizio l'avventura stile Grylls.
Ve la faccio breve: dopo un mese di peregrinazioni nel bianco più assoluto (passeranno il loro tempo sulle montagne innevate) i due riescono a trovare un'anima pia che li raccatta e li porta in ospedale, da li alla vita normale.

Nel 2012 Garzanti pubblica "L'isola dell'amore proibito" di Tracey Garvis Graves. Protagonisti questa volta sono un ragazzo di quindici anni, T.J. e Anna, la sua insegnante per l'estate. Sono in aereo, si stanno dirigendo verso la casa presa in affitto dalla famiglia dello studente per le vacanze e, ovviamente, il pilota ha un infarto. Ovviamente ci sarà un atterraggio di fortuna.
Ovviamente la vita diventa stile Bear Grylls, con la variante dell'isola tropicale.

Ecco il primo esempio di autore copione. Le storie sono strutturalmente identiche: lui e lei, il viaggio in aereo, il pilota malato, l'atterraggio di fortuna, la sopravvivenza e la salvezza. L'unica differenza tra i due è la stucchevole storia d'amore del secondo.
Ne "Le parole tra di noi" i risvolti romantici tra i protagonisti sono inesistenti: Ben si è separato da poco dalla moglie e Ashley è in procinto di sposarsi, quindi la sopravvivenza non lascia spazio a molti sentimenti (a parte i rimpianti di lui, che usa un registratore portatile per parlare con la ex moglie) e diventa una vera e propria sfida contro il mondo e il paesaggio montano, descritto con estrema precisione; il finale mi ha lasciata veramente a bocca aperta.
"L'isola dell'amore proibito" sfiora il ridicolo: i due riescono a sopravvivere per anni interi e nonostante l'enorme differenza d'età che li separano si innamorano, lei lo svezza alla vita (per fortuna l'autrice ha avuto la decenza di affrontare la questione pedofilia) e tornati a casa il finale è davvero scontato.

Ho letto prima "L'isola dell'amore proibito" e solo qualche giorno fa ho chiuso "Le parole tra di noi": tra i due il mio preferito è ovviamente il secondo, per la cura dei dettagli, la coerenza stilistica e soprattutto la cura della trama.
Ci vuole ben poco a rendersi conto che sopravvivere in certe condizioni non è da tutti, non capisco perché prendere in giro i lettori raccontando di improvvisi colpi  di fortuna, territori fertili e valigie intatte con dentro rasoi, dentifrici, shampoo e quant'altro. Bear Grylls non avrebbe mai accettato tutto quel ben di Dio, avrebbe rigettato tutto in mare e sarebbe sopravvissuto lo stesso, alla faccia nostra.

Titolo: Le parole tra di noi
Autore: Charles Martin
Editore: Corbaccio
Prezzo: 18,60€ in copertina rigida
Adatto a: tutti quelli che vogliono leggere l'esperienza della sopravvivenza in condizioni estreme.

Titolo: L'isola dell'amore proibito
Autore: Tracey Garvis Graves
Editore: Garzanti
Prezzo: 14,90€ in copertina rigida
Adatto a: chi vuole si, l'esperienza estrema, ma anche i sentimenti.


giovedì 11 luglio 2013

Quello che le copertine non dicono

Se c'è una cosa che odio profondamente è comprare un libro perché attratta dalla sua bella presenza e odiarlo dall'inizio alla fine.

Passeggiando lungo gli scaffali della libreria ci troviamo di fronte ad un'enorme quantità di prodotti: testi con copertina rigida, morbida, in offerta, in regalo, due per uno, tre per due e chi più ne ha più ne metta tutti coloratissimi, tutti in attesa che il nostro guardo si posi su di loro.
In realtà le diverse tipologie di copertine seguono strategie di marketing proprie delle case editrici cui appartengono e noi poveri sventurati subiamo i loro attacchi e finiamo per comprare un libro a discapito di un altro, prendendo spesso enormi cantonate.
Ecco il perché del blog.
Avrò letto un trilione di libri da quando sono in grado di farlo e ad oggi sono anch'io vittima del marketing editoriale come tutti gli altri, ma metterò a vostra disposizione la mia esperienza sul campo recensendovi man mano i libri che io stessa leggo, così da valutare insieme se effettivamente la spesa vale il prodotto.

Da brava Virgilio quale sono, vi condurrò poi nel mondo della tristemente famosa "Book of Shame" di cui fanno parte tutti i libri che a mio modestissimo parere non avrebbero mai dovuto fare la loro comparsa sugli scaffali e vi parlerò degli "Autori Copioni", libri che hanno esattamente la stessa struttura di altri.

Diciamocelo chiaramente: leggere è bello, ma i libri cartacei costano un occhio della testa e se proprio dobbiamo comprarne qualcuno è meglio conoscere quello che le copertine non dicono.