mercoledì 25 dicembre 2013

Che abbiamo letto nel 2013?

Le festività natalizie si susseguono l’un l’altra con un ritmo serratissimo; ecco perché in questo giorno di Santo Stefano fatto di minestre e avanzi del giorno prima stiamo già riflettendo sulla prossima grande festa.
Capodanno, oltre a darci l’opportunità di abbuffarci e sbronzarci in maniera indecente per due giorni consecutivi, è anche un’occasione per riflettere su tutto quello che ci è capitato nel corso dell’anno che sta per finire, e perché no, tirare qualche sommetta.
Sorvolando sui diversi motivi per cui non vedo l’ora di dimenticare quest’anno, ecco a voi i dieci libri più letti nel corso del 2013, una classifica che non troverete in nessun altro sito perché composta dalle mie manine sante regolandomi in base ai dati forniti dall’AIE (Associazione Italiana Editori).
In decima posizione si classifica “La strada verso casa”, ultima trovata del nostro amato Fabio Volo; fosse stato per me non l’avrei neanche preso in considerazione, ma dalla sua uscita (risalente ad ottobre scorso) non ha mai abbandonato la top ten nelle vendite. No comment.
Nona posizione per “Papa Francesco. Il nuovo papa si racconta” di  J.M. Bergoglio, S. Rubin e F.Ambrogetti; questo è uno dei tanti, ma libri dedicati al nuovo pontefice o alla religione cattolica in generale (pensate che tra le prime dieci ho trovato anche la Sacra Bibbia) sono stati venduti per tutto l’anno.
Vi eravate illusi che dopo il boom dell’anno scorso fosse finalmente tornata la pace?  Invece no, perché appollaiato sull’ottavo trespolo troviamo le nostre fantomatiche “Cinquanta sfumature di..” scritte da E.L.James, che grazie al gioco di marketing promosso dalla Mondadori hanno continuato a vendere un numero esagerato di copie, lasciandomi con la triste consapevolezza che un giorno nel mondo tutte le donne avranno letto almeno una volta la storia di Anastasia e Christian.
Settimo posto per “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini; l’anno scorso si è posizionato primo, dimostrando a tutti che non è necessario pubblicizzare enormemente un libro per far si che questo abbia successo. Si riconferma quest’anno nella classifica dei libri più venduti e letti la commovente storia d’amore tra un uomo e la sua mamma.
Al sesto gradino si trova un’intera collana di libri: sto parlando dei meravigliosi Newton Compton a 0,99 centesimi che hanno accompagnato la mia estate squattrinata e che silenziosamente hanno portato alla ribalta grandi classici come “Il grande Gatsby”. Assieme ai Mammut, credo che questa piccola collana economica sia stata una delle invenzioni editoriali più geniali degli ultimi anni.
Continua la nostra scalata con la quinta posizione, occupata dal nostro Andrea Camilleri e il suo “Un covo di vipere”, l’ultima indagine del commissario di Vigata più famoso in Italia.
Si classifica quarto “La verità sul caso Harry Quebert” di  Joël Dicker, un romanzo che in libreria non mi ha colpita molto; non ho ancora avuto modo di leggerlo, ma per farvi un’idea generale posso dirvi che si tratta di un giallo: a risolverlo ci penserà uno scrittore in crisi che per caso si ritroverà a difendere un amico accusato di un omicidio avvenuto circa trent’anni prima.
Siamo giunti al podio cari miei lettori; quest’anno niente brutte sorprese, potete stare tranquilli.
Medaglia di bronzo al nostro pseudo latitante preferito, la posizione è conquistata da Roberto Saviano, che col suo “Zero Zero Zero” continua le indagini sui vari traffici che coinvolgono il nostro bel Paese, concentrandosi in particolar modo su quello della cocaina.
Medaglia d’argento, immeritata a mio modestissimo parere, va a Dan Brown e il suo “Inferno” (http://www.forumnews.it/?p=8029). Di certo non è lo scritto migliore dell’autore e l’enorme numero di vendite è dovuto più alla curiosità dei suoi fan che alla nuova indagine dell’affascinante Robert Langdon.
Primo posto per “E l’eco rispose”, ultimo libro di Khaled Housseini; un romanzo potente sui legami familiari spesso in grado di superare lo spazio e il tempo. Uno dei migliori libri che ho letto quest’anno, medaglia d’oro meritatissima. La recensione la trovate qui: http://www.forumnews.it/?p=10349.
Il 2013 è stato l’anno dei ritorni alla ribalta: la religione cattolica conquista l’attenzione dei più giovani grazie all’elezione di un Papa che finalmente si considera un uomo e che pretende che lo trattiamo come tale; i libri a 0,99 centesimi oltre ad invogliare gli acquisti cartacei cercano di inculcare il piacere che solo la lettura di un classico può dare, mentre il podio ci dimostra come noi, popolo della pizza, del mandolino e degli spaghetti, abbiamo iniziato ad apprezzare la letture di qualità.

Buon anno a tutti voi!

venerdì 13 dicembre 2013

Il diario segreto di Susi e il diario segreto di Paul

Quando ero una bambina tutta lividi e ginocchia sbucciate leggevo i libri del Battello a Vapore: sorvolando sulle favolose avventure di "Inkiostrik, il mostro delle tasche nauseabonde", un giorno mi è capitato tra le mani "Diario segreto di Susi, diario segreto di Paul", un libro double face che con la sua bella copertina arancione raccontava la stessa storia da due punti di vista differenti, quello di Susi e di Paul per l'appunto.
Bene, tenete in mente questa cosa perché i libri che vi sto per descrivere me l'hanno ricordata moltissimo.

Ieri leggevo "Il Libraio", una rivista (mensile, credo: il postino me lo consegna ogni settordici mesi in pratica ma non so se il motivo sia l'ignoranza delle Poste Italiane o quella degli editori) gratuita che informa su tutte le uscite del gruppo editoriale Gems (che racchiude case editrici come Longanesi, Garzanti, Corbaccio, per intenderci).
Tra le uscite Garzanti c'è la presentazione del seguito di un libro: il titolo della suddetta recita "Il fenomeno editoriale dell'anno" e non contenti viene riportata la dichiarazione di un giornalista dell'USA Today che afferma, attenzione attenzione: "I libri di Jamie McGuire (autrice) creano dipendenza. Un nuovo romanzo, un altro caso editoriale ancora più sorprendente".

Dopo aver letto queste ridondanti dichiarazioni mi sono venute in mente contemporaneamente due cose: un post che mi sono ritrovata sulla bacheca di Facebook relativa ad una specie di pagina/evento che faceva il conto alla rovescia verso l'uscita del secondo volume della suddetta "storia" ed Enrico Brignano che nei suoi sketch di fronte ad una boiata pazzesca esclama "Ma che..davero davero?".

Sappiate che "Il fenomeno editoriale dell'anno" è composto da due libri di una cretineria acuta che a detta mia offendono l'intelligenza dei poveri sventurati lettori.

"Uno splendido disastro" e "Il mio disastro sei tu" di Jamie McGuire raccontano la stessa storia, vissuta nel primo dal punto di vista di lei e nel secondo da quello di lui.
Lei si chiama Abby nonricordoilcognome e si è trasferita dall'altra parte del paese sia per frequentare il college, sia per sfuggire ad un padre ubriacone, ex giocatore di poker che incolpa la figlia per la perdita della sua fortuna; lui si chiama Travis ed è..è un idiota, non ci sono altri termini per descriverlo.
Ha perso la mamma da piccolo, è cresciuto con cinque fratelli che di certo non lo hanno riempito di coccole e con un padre che è riuscito ad entrare e uscire dal tunnel dell'alcool. Il nostro baldo protagonista si guadagna da vivere partecipando ad una specie di Fight Club in cui si scazzotta per un po' con lo sfigato di turno e ottiene una valanga di soldi in scommesse.

Ve la faccio breve con la trama: si incontrano, lui si innamora di lei, lei oppone una leggera resistenza, si mettono insieme, si mollano, si rimettono insieme, si sposano.
Tutto nel giro di un anno. E loro ne hanno diciannove.

I fattori che in tutta sincerità mi hanno fatto pentire di aver messo gli occhi su questi due libri sono molteplici:

- Caratterizzazione dei personaggi: lei ha un passato difficile, anche lui non è che sia cresciuto nella bambagia, ma il loro prendersi e lasciarsi come se fossero in crisi premestruale entrambi mi ha fatto davvero venire voglia di buttare il tablet nel pozzo sotto casa. Vi racconto un episodio: ad un certo punto vanno a Las Vegas (sorvoliamo sul fatto che con una facilità allucinante la giovincella e la sua migliore amica riescono ad entrare nel casinò usando documenti falsi e truccandosi come prostitute), Travis riceve una proposta di lavoro dal mafioso di turno e di fronte ad una montagna di soldi è tentato ad accettare; ebbene Abby (cui Travis trova il nomignolo di "Pigeon", che sarebbe una specie di uccello. Che uomo carino.), non d'accordo, prende le sue cose e se ne va.
Così.
Come se la casa di una persona fosse un porto di mare (lei si trasferisce da lui). Come se mentre stai con qualcuno te ne vai senza degnarlo di una spiegazione.
E guardate che TUTTI E DUE i libri sono così: ogni due e tre c'è un motivo per cui i due litigano, lei prende le sue cose, se ne va, lui prende la porta della camera e con la forza degna di un Hulk la scardina, distrugge il frigorifero e altre vettovaglie.
 E visto che siamo in argomento, guardate che Travis è uno psicopatico; appena lei si degna di accettare le sue avances lui che fa? Le compra un cane, un anello, si tatua il suo nome sul polso e programma un'ipotetica vita insieme.
Ok, più che uno psicopatico mi sembra una ragazzina alla prima cotta.

- La trama. Dio Santissimo, la trama dovrebbe essere il motivo per cui un libro ha più successo di un altro; i due libri sono banali, l'autrice non ha neanche saputo sfruttare la storia del padre di lei o un ipotetico coinvolgimento della mafia, e il secondo poi è totalmente identico al primo: capisco che si tratta della storia scritta da un altro punto di vista, ma oltre ad aver ricopiato totalmente i dialoghi l'autrice ha ripreso riflessioni e descrizioni, come se Cip e Ciop fossero collegati mentalmente o avessero un unico cervello (questa opzione mi sembra la più plausibile, leggendo di loro ho realizzato ad un certo punto che in due non riuscivano a dar vita ad un essere umano dotato di un minimo di materia grigia).

- Lo stile: banale, banale, banale. Mi rendo conto di sembrare Sgarbi che inneggia a ovini vari, ma non ci vuole un genio. Se sai scrivere si vede, se non sai farlo allora pubblichi libri come "Uno splendido disastro" con seguito.

Insomma, la storia tra due psicopatici è raccontata in due libri di qualità molto, ma molto scadente; se proprio vi piace il genere "storia double face" compratevi "Diario segreto di Susi, diario segreto di Paul".

Titoli: Uno splendido disastro, Il mio disastro sei tu
Autore: Jamie McGuire
Editore: Garzanti
Prezzo: €16,40
Adatto a: chi non ha mai letto niente in vita sua.
Che faccio, lo compro?: Signore perdonali, non sanno quel che fanno.

martedì 3 dicembre 2013

Quando il film è migliore del libro.

Ahime, è con la morte nel cuore che oggi dovrò sfatare un mito: non sempre il libro è migliore del film da cui è stato tratto.
Io, che ho sempre guardato con pregiudizio e disprezzo tutti i film che siano stati tratti dai libri, perché si sa, il libro (la nostra immaginazione più che altro) non può essere superato da una sterile pellicola, oggi sono qui a parlarvi di come mi abbia annoiata a morte il romanzo da cui quel geniaccio che è Hayao Miyazaki ha tratto il suo meraviglioso film d'animazione intitolato "Il castello errante di Howl".

L'omonimo romanzo, scritto da Diana Wynne Jones è molto diverso: cosa molto comune questa, tolto il fatto che nel confronto ci perde praticamente qualsiasi cosa.

Ora, siccome prima di leggere il romanzo ho visto il film è proprio da quest'ultimo che ho deciso di partire in modo da spiegarvi per bene tutte le differenze che ho trovato finché ho continuato a leggerlo.

Sophie Hatter è una giovane ragazza che lavora nella bottega di cappelli di famiglia; una sera entra nel suo negozio una strega, la temutissima Strega delle Lande, la quale capricciosamente le fa una maledizione e la trasforma in un'ironica vecchina tutti acciacchi.
La nostra protagonista si rende conto di non poter continuare a condurre la solita vita, quindi prende un misero tozzo di pane, un po' di formaggio e si avvia per le montagne alla ricerca della fattucchiera; qui incontra uno strano spaventapasseri con la testa di rapa ma soprattutto fa il suo ingresso nel Castello Errante di Howl, una specie di casa tutta comignoli che si muove grazie ad un demone del fuoco, Calcifer, che vive al suo interno. Nel castello incontra Howl, di cui è innamorata, e il suo piccolo aiutante Markl; per guadagnarsi la permanenza nella casa inizia a contribuire come domestica.
Ma la guerra ad Ingary si fa sempre più accesa e anche Howl, che ha sempre cercato di sfuggire ai suoi doveri di mago, è costretto a parteciparvi.
Guerra.
Distruzione.
Lieto fine.

E' un film d'animazione davvero meraviglioso, i colori sono vividi, i personaggi ben caratterizzati e i dialoghi molto divertenti.

Passiamo al libro.

La storia è più o meno la stessa, tranne che per una piccola serie di dettagli:

- Sophie è la maggiore di tre sorelle e ha una matrigna che la sfrutta facendola lavorare come apprendista nel suo negozio di cappelli, senza stipendio e senza la possibilità di parlare con anima viva.
- Sophie "salva" si, lo spaventapasseri, ma poi ne è terrorizzata al punto da costringere Calcifer a ingranare la quarta con il castello così da seminarlo.
- Calcifer è un essere verde, giallo e rosso che ha la possibilità di allungarsi oltre il limite del camino in cui si trova ed è chiaramente più caratterizzato rispetto alla pellicola.
- Howl è un mago egocentrico, egoista, arrogante e generalmente fastidioso.
- Michael, l'assistente di Howl, è un giovanotto di quindici anni che si innamora di una delle sorelle di Sophie.
- Non c'è neanche la lontana ombra di una guerra, Howl passa il suo tempo ad insegnare la magia al suo assistente, a creare strani macchinari per il re e a sedurre le donne dei vari paesi con cui è collegata la sua casa e a mollarle non appena le sventurate trovano il coraggio di dichiararsi.
- Howl e Michael si innamorano delle due sorelle di Sophie.
- Sophie odia stare nel castello e tenta svariate volte la fuga che per un motivo o per un altro non riesce a portare a termine.
- Ricordate quando Howl chiede a Sophie di andare a parlare con il re nel tentativo di evitare la sua partecipazione al conflitto? Bene, Sophie nel libro viene inviata dal re per screditare il mago e convincere di conseguenza il sovrano a desistere dal chiamarlo in continuazione. In più Howl è inseguito dalla Strega delle Lande perché l'ha sedotta e abbandonata.

Ho smesso di leggerlo nel momento in cui Sophie e Michael decidono di seguire Howl per capire con quale delle due sorelle se la stia spassando, cosa che avviene più o meno nel momento in cui Howl chiede alla vecchina di andare a parlare col re.
Non so cosa sia successo dopo, non che mi interessi naturalmente.

Un libro noioso, statico, piuttosto banale.

Titolo: Il Castello Errante di Howl
Autore: Dianne Wynne Jones
Editore: Kappa
Prezzo: € 15,00
Adatto a: Tutti quelli che si sono chiesti almeno una volta da dove Miyazaki abbia preso spunto per i suoi film, tutti gli amanti del genere fantasy.
Che faccio, lo compro?: Con i soldi che spenderesti per il libro comprati il dvd del film.

mercoledì 13 novembre 2013

"Che l'amore sia tutto quel che c'è, è tutto ciò che sappiamo dell'amore."

La volete la verità?
Io questa frase non l'ho mai capita.
Cara Emily, perdonami, mi rendo conto che un trilione di fanciulle sulla faccia della terra ti hanno preso come spunto per citazioni intellettuali o per titoli da dare a opere di svariato tipo, ma secondo me quello che dici non ha un senso molto logico.
Ora, "che l'amore sia tutto quel che c'è" è una cosa che condivido: secondo me l'amore è il motore che fa muovere il mondo, assieme ai soldi e alla sacrosanta botta di culo; ma che l'amore "è tutto ciò che sappiamo dell'amore" proprio no.
Se io dell'amore non so nulla, per me l'amore è nulla?
Se io ho avuto solo pessime esperienze amorose faccio prima a spararmi?

Comunque, tutto questo preambolo per parlarvi dell'ultimo libro che ho letto, partendo dal presupposto che non finirà in Book of Shame solo perché da grande sentimentalona qualche lacrimuccia l'ho versata.
"Tutto ciò che sappiamo dell'amore" mi ha attratta proprio per via del titolo (la copertina, come potete vedere, lascia un po' a desiderare), che ricorda di molto la citazione di Emily Dickinson riportata nel titolo del post e che credo sia il motivo di tutte le vendite che il suddetto romanzo ha avuto (sfido chiunque ad ammettere di non conoscere quella particolare frase). Quello di Colleen Hoover è un romanzo particolare per svariati motivi: prima di tutto, i personaggi secondari sono molto più interessanti della protagonista, che mi ha ricordato Miley Cyrus all'epoca di "L'ultima canzone" (e che sembra un'altra persona a confronto con l'odierna leccatrice di martelli): una ragazza di diciotto anni che ha perso il padre e che è convinta che il mondo giri attorno a lei, anche perché (sorpresa sorpresa) è innamorata del suo professore di poesia.

Giusto per vivacizzare un po' le cose questa volta farò un piccolo esperimento: invece di  raccontarvi brevemente la trama vi posterò un piccolo estratto (che ha contribuito a farmi apprezzare il romanzo).

"Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da un bambino di nove anni. Mi ha insegnato che a volte si può vivere la vita anche un po' all'incontrario e che mi ha insegnato a ridere di quelle cose di cui non avrei mai pensato di poter ridere. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da una band! Mi ha insegnato a ritrovare la capacità di sentire. Mi ha insegnato a decidere chi sono e cominciare a esserlo. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da una persona malata di cancro. Mi ha insegnato così tanto, mi sta ancora insegnando così tanto. Mi ha insegnato a farmi domande, a non avere rimpianti, a superare i miei limiti: esistono per questo. Mi ha detto di cercare un equilibrio tra la testa e il cuore. E poi mi ha insegnato a trovarlo. 
Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da una ragazza adottata, mi ha insegnato a rispettare ciò che mi è toccato in sorte. Mi ha insegnato che non sono solo i legami di sangue a fare una famiglia e che a volte la tua famiglia sono i tuoi amici. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da un professore che mi ha insegnato che i punti non sempre sono il punto e che il vero punto è la poesia. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da mio padre che mi ha insegnato che gli eroi non sempre sono invincibili e che la magia è anche dentro di me. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da un ragazzo, un ragazzo di cui sono seriamente, profondamente, incredibilmente, innegabilmente innamorata. E lui mi ha insegnato la cosa più importante di tutte. Mi ha insegnato a mettere l'enfasi sulla vita."

Lo so che visto così da molto l'impressione di romanzo alla Federico Moccia, anche per via della ripetizione di "che lezioni che ho avuto quest'anno"; in realtà l'estratto è una poesia che la protagonista scrive per partecipare ad una competizione, dedicandola a tutte le persone che fanno parte della sua nuova vita in Michigan e che volenti o nolenti le hanno insegnato qualcosa nel primo anno di permanenza a Ypsilanti, città in cui si è trasferita con il fratello e la mamma dopo la morte del padre.
Pur soffrendo di egocentrismo la protagonista riconosce che la sua maturazione sia dovuta più al contributo del prossimo che ad una sua epifania personale, e chi arriverà a leggere questo estratto avrà già avuto modo di conoscere tutti i personaggi e le loro vicende che, ripeto, sono il vero motivo per cui bisogna leggere questo libro.

"Tutto ciò che sappiamo dell'amore" ha uno stile inizialmente scialbo, fatto di luoghi comuni e frasi scopiazzate da altri romanzi: avanzando nella lettura però si ha l'impressione che anche l'autrice sia maturata nel tempo (secondo me è stato scritto a più riprese) e con l'infittirsi della trama e l'ingresso di nuove storie diventa notevolmente migliore, premiando tutti coloro che hanno superato il grosso ostacolo iniziale.

Senza infamia e senza lode, un romanzo carino che vi farà passare un pomeriggio piacevole.

Titolo: Tutto ciò che sappiamo dell'amore
Autore: Colleen Hoover
Editore: Rizzoli
Prezzo: € 16,00 (copertina rigida)
Adatto a: tutte le giovani donne sparse per l'Italia, alle studentesse innamorate del proprio professore, a chi non sa davvero cosa leggere e non vuole impelagarsi in qualcosa di troppo impegnativo.
Che faccio, lo compro?: Se proprio devi.




lunedì 11 novembre 2013

Perché nessun Assassino è figo quanto Ezio Auditore

Assassin's Creed è a mio avviso uno dei videogiochi più belli che siano mai stati creati negli ultimi dieci anni: la storia di per sé interessante a cui si aggiunge la possibilità di ammazzare buoni e cattivi in svariati modi mi hanno tenuta davanti la Xbox per giorni interi, mi hanno reso la persona più felice del pianeta quando per il mio compleanno mi è stata regalata l'antologia (tutti i videogiochi insieme), mi hanno fatto scattare foto ad uno sconosciuto che al Romics ha deciso di vestirsi da Ezio Auditore o mi ha fatto maledire il fatto di non essere al Lucca Comics per il salto della fede.
Ormai sono quasi alla fine dell'ultimo capitolo, Black Flag, che sembra far recuperare all'Ubisoft (la casa produttrice del suddetto videogame) un bel po' di punti, dopo la noiosissima avventura di Connor.

Ad ogni modo, i fan più accaniti saranno sicuramente a conoscenza del fatto che mister Oliver Bowden (pseudonimo di uno scrittore esperto in Storia Rinascimentale Italiana e grande amante dei videogiochi:, un uomo da sposare insomma) ha preso largamente spunto dal videogioco per imbastirci una serie di romanzi.
Ora, in un articolo pubblicato sul giornale per cui scrivo (e che trovate a questo link: http://www.forumnews.it/?p=4829) ho parlato del primo romanzo basato sulla vita del primo Assassino Altair. 
Ovviamente ho letto anche gli altri, più che altro perché dedicati a quel gran figo che è Ezio Auditore, protagonista di ben tre episodi giocabili.

"Assassin's Creed. Rinascimento" è il primo romanzo della trilogia dedicata al mio Assassino preferito; copiando praticamente tutto il videogioco, il libro racconta la vita di Ezio, figlio del banchiere Giovanni Auditore e cittadino fiorentino del Cinquecento. La sua vita, fatta di bagordi, bevute, sesso libero e arrampicate sui campanili col fratello, viene sconvolta quando tutta la famiglia, fatta eccezione per la mamma e la sorella, viene giustiziata dal gonfaloniere Uberto Alberti.
Ezio prende mamma e sorella e insieme a loro abbandona momentaneamente Firenze per cercare rifugio a casa dello zio, non molto distante dal capoluogo toscano. 
Lo zio ospita la sua famiglia, prende il nipote sotto la sua ala e gli svela un segreto: Ezio è figlio di Assassini, uomini che, seguendo il Credo (secondo cui "Nulla è reale. Tutto è lecito"), da secoli conducono una vera e propria guerra contro i Templari, che come tutti noi già sappiamo, controllano il mondo intero senza che noi ce ne accorgiamo.
Ezio entrerà a far parte della confraternita e dedicherà la prima parte della sua vita a cercare per tutta Italia, e poi uccidere tutti i Templari legati alla morte dell'amato padre. 
Silenzioso, invisibile, letale.
Il suo viaggio però lo condurrà molto più lontano, rendendo la posta in gioco più alta della sua vendetta e, aiutato da un giovane Leonardo da Vinci che costruisce per lui armi sofisticate e da Niccolò Machiavelli anche lui membro dell’Ordine degli Assassini, dovrà trovare un antico Codice, che si dice conferisca a chi lo possiede grande potere, prima che cada nelle mani dei suoi nemici.

"La Crociata Segreta", romanzo dedicato alla vita di Altair, ha di molto ampliato la vicenda raccontata nel videogame, tanto da continuare fino alla morte del suo protagonista. "Rinascimento" invece è identico al gioco tranne per alcuni piccoli approfondimenti, ma vale comunque la pena leggerlo: lo charme, la faccia di bronzo del protagonista, tutti i personaggi incontrati nel corso della sua prima avventura (la maggior parte di loro storici, come nel caso di Leonardo Da Vinci o della famiglia Borgia) non fanno altro che far risultare straordinario questo spaccato di storia.
In più è un romanzo ambientato nell'Italia Rinascimentale, con ricostruzioni storiche molto dettagliate che vi daranno un quadro generale della situazione della nostra nazione all'epoca: se non vi piace studiare sui libri di storia, almeno leggetevi il romanzo.

Che sia esistito o meno, Ezio Auditore resta senza dubbio l'Assassino più interessante di cui ad oggi possiate aver sentito parlare, e la Confraternita, con le sue armi, il suo Credo e i suoi soldati, è senza dubbio una realtà affascinante. 
La copertina, poi, è irresistibile. 

Titolo: Assassin's Creed. Rinascimento
Autore: Oliver Bowden
Editore: Sperling&Kupfer
Prezzo: € 19,90 (rilegato)
Adatto a: tutti gli amanti della saga degli Assassini, chi vuole leggere un'altra faccia del Rinascimento o chi non ha la possibilità di giocare ai videogame ma è comunque incuriosito dalla Confraternita.
Che faccio, lo compro?: Si, se sei un fan accanito, o non hai mai giocato al videogame.









lunedì 28 ottobre 2013

Mr e Mrs Smith cambiano mestiere.

Avete mai visto Mr&Mrs Smith?
In parole povere, il film grazie al quale Angelina Jolie si è accaparrata Brad Pitt infilandosi nel suo matrimonio con Jennifer Aniston per poi dare inizio alla sua collezione di bambini adottati.
Nella pellicola i due protagonisti sono marito e moglie che si nascondono a vicenda la loro doppia vita di spie finché non scoprono che l'uno è diventato il bersaglio dell'altra.

Ebbene, l'ultimo libro che ho letto, "Il Sospetto" scritto da Chris Pavone, me l'ha ricordato spesso.

La protagonista è Kate, ex agente della CIA che ha deciso di cambiare mestiere e dedicarsi anima e corpo alla famiglia; il marito, Dexter, è un informatico che lavora per le banche più potenti del mondo e ne verifica i sistemi di sicurezza; accetta un incarico in Europa e trasferisce tutta la famiglia in Lussemburgo.
Quello che la povera Kate non sa è che il marito ha una doppia vita ed è inseguito da due agenti dell'FBI perché ha rubato una cifra che si aggira attorno ai venticinque milioni di euro ad un magnate serbo. I due nuovi amici, Julia e Bill, iniziano ad insinuare il sospetto nella protagonista, la quale mette in moto tutte le sue risorse da spia e non fa altro che peggiorare il suo già di per sé complicato rapporto col marito quando scopre che Dexter e l'agente federale che si fa chiamare Julia hanno fatto il college insieme vent'anni prima.

Nell'ultimo post ho accennato ad un libro che stavo leggendo nonostante non fossi molto presa dalla trama. Beh, si trattava di questo.
Sebbene detta così la storia sembri molto affascinante, l'autore l'ha ingarbugliata ben bene con continui sbalzi temporali sia nella successione dei capitoli che in quella dei paragrafi: un attimo prima state seguendo il filo cronologico della storia, un attimo dopo fa un balzo di un anno e mezzo nel futuro e ve ne rendete conto solamente col tempo. Io l'ho capito a quattro capitoli dalla fine, quindi vi lascio immaginare il nervoso.

Non vedevo l'ora di finire, ero convintissima di inserirlo nella sezione Book Of Shame ma poi è avvenuto il miracolo: il finale è stato una piacevole sorpresa, con colpi di scena degni di una sfida CIA contro FBI.

Insomma, leggere "Il Sospetto" è stato un po' come essere chiamati alla lavagna durante l'ora di matematica: un lungo calvario che si trasforma in un piacevole rilascio di endorfine al suono della campanella.

Titolo: Il sospetto
Autore: Chris Pavone
Editore: Piemme
Prezzo: € 19,00 (copertina rigida)
Adatto a chi: si è sempre chiesto come facciano i ladri informatici a trasferire somme di denaro da un contro privato al proprio, a chi piacciono le storie di spie e a chi ha visto Mr&Mrs Smith.
Che faccio, lo compro?: Ni..Vale la pena leggerlo per il finale.

venerdì 18 ottobre 2013

I sogni son desideri di felicità..

Ah, le favole: quante verità e quante bugie ci hanno raccontato.

Uomini a cavallo che salvano principesse in pericolo, promesse di vita eterna e felice dove tutti i nostri sogni si sono finalmente avverati. Niente chili di troppo, niente doppie punte, niente cerette.
Solo abiti sontuosi, matrimoni vantaggiosi e case regalate.

Il post di oggi è dedicato a tutte voi lettrici (voi maschietti siate pazienti questa volta).
Quante di voi leggendo un libro si sono innamorate a tal punto di uno dei personaggi da desiderarlo come marito?

Il sito Bookriot (che trovo assolutamente meraviglioso) ha stilato un piccolo elenco dei potenziali mariti presi esclusivamente dai libri di genere fantasy, specificando anche i pro e i contro della scelta; ovviamente la lista non è semplicemente copiata, c'ho messo come sempre del mio.

So, take a look in attesa della prossima recensione (è in corso la lettura di un libro che sto sinceramente odiando pagina dopo pagina):

Gale Hawthorne di "Hunger Games": per chi non lo conoscesse, è il migliore amico della protagonista nonché "bello de casa"; nel corso dei tre libri i due sembrano doversi mettere insieme da un momento all'altro finché lui non decide di ammazzare la sorella di lei, nonché potenziale cognata.
OCCUPAZIONE: rivoluzionario
PRO: Eccellente nelle situazioni disperate, ha molto self control.
CONTRO: maneggia spesso armi di distruzione di massa.

Harry Potter dell'omonima saga. Non conosco un'unica ragazza che non abbia mai letto o quantomeno sentito parlare di Harry Potter; il tizio che ci ha salvati da Voldemort, avete presente?
OCCUPAZIONE: eroe.
PRO: i suoi occhi sono verdi come l'erba di primo mattino bagnata dalla rugiada. (Chi non sposerebbe un uomo solo per il colore degli occhi?)
CONTRO: Oggettivamente è un po' imbranato. E non bello come..

Cedric Diggory della saga di Harry Potter: il ragazzo più bello della scuola, compare nel quarto libro e muore nel medesimo. A lui il primato di aver conquistato il cuore di tutte le lettrici in solo 400 pagine, quando Harry ha impiegato all'incirca 7 volumi per assumere sembianze maschili apprezzabili.
OCCUPAZIONE: Tassorosso.
PRO: Un bravo ragazzo, vi insegnerà ad usare le vasche da bagno (questa la capiranno solo chi ha letto il libro, è un po' lunga da spiegare)
CONTRO: Non molto longevo.

Howl de "Il castello errante di Howl". "Ma è un film!" direte voi. No no, care mie, a lui è stata dedicata una saga che ovviamente leggerò e vi racconterò tra un po'. Comunque me ne sono follemente innamorata anch'io. Howl è un mago temuto da tutti, ha una casa mobile e ama fare il fuggitivo.
OCCUPAZIONE: mago
PRO: Poteri magici e aspetto da belloccio (oggettivamente è molto molto molto molto molto bello).
CONTRO: Genera una sostanza verde e appiccicosa quando entra nel panico. E soffre di disturbo da personalità multipla, aggiungerei.

Jacob Black della saga di Twilight. E' il lupo, niente di speciale a mio avviso.
A parte la montagna di muscoli.
OCCUPAZIONE: lupo mannaro
PRO: Fisicamente forte, bravo con le moto e ottimo come stufa.
CONTRO: E' probabile che ti molli per una bambina. (Alla fine lui si innamora della neonata figlia di Bella e Edward).

Neville Paciock sempre di Harry Potter. Lo so, non è affascinante quanto Cedric, ma tenete ben presente che alla fine della fiera il vero eroe è proprio lui.
OCCUPAZIONE: studente ed eroe. Appunto.
PRO: Dolce, leale e coraggioso. Bravo nel giardinaggio.
CONTRO: Goffo e sbadato; in più il suo sviluppo arriva molto in ritardo. Ma ragazze mie, quando mai gli uomini sono maturati prima di noi?

Edward Cullen, Twilight. Jacob si e lui no? Su, non siate cattive.
OCCUPAZIONE: eroe tragico e studente delle superiori
PRO: Brilla.
CONTRO: Eternamente diciassettenne. Non morto e con tendenze allo stalkeraggio.

E per finire un cattivo.

Draco Malfoy, proviene da Harry Potter ovviamente. Con questo nome non avrebbe potuto essere parte di un altro libro.
OCCUPAZIONE: Avversario.
PRO: Sarcastico, creativo, ambizioso. Diventa un furetto carinissimo.
CONTRO: E' oggettivamente malvagio, tratta chiunque come una specie di blatta.

Insomma, ce n'è per tutti i gusti, non dovete far altro che sceglierne uno e sposarvelo.
Alla faccia di tutte le Cenerentola, Biancaneve e tutte quelle tizie canterine dei film Disney.


mercoledì 9 ottobre 2013

Dietro un grande film c'è sempre un grande libro

Non lo sapevate?

Tre quarti dei film che ogni anno vengono realizzati e spediti nelle nostre sale prendono spunto da libri. Forse lo fanno per risparmiare sulla sceneggiatura, forse non hanno più la stessa fantasia di una volta, fatto sta che troppo spesso noi pubblico ci troviamo di fronte il difficile compito di stabilire chi, tra il libro o il film, abbia ottenuto i risultati migliori.

Volete la mia opinione? E' difficile che un film eguagli o superi un libro, fatta eccezione per "Colazione da Tiffany" il cui libro non è noioso, di più.

Oggi vi elencherò (sempre per quel mio strano amore per classifiche ed elenchi) i dieci film che non sapevate fossero basati su libri.

1) "Mrs Doubtfire"; lo ricordate? Il film è stato interpretato dal magico Robin Williams e racconta la storia di un tizio che per stare vicino ai figli e alla ex moglie decide di assumere fattezze femminili e diventare la tata dei suoi pargoli. Bene, prima del film nel 1987 è stato pubblicato il libro dal titolo "Madame Doubtfire" scritto da Anne Fine.

2)"La carica dei 101": il film targato Disney si basa su un racconto per bambini pubblicato nel 1956 col titolo "I 101 dalmata", scritto da Dodie Smith. La storia, per quanto tenera, carina e a tratti commovente, mi ha sempre lasciato svariati dubbi: i dalmata sono animali dal pelo raso, da dove cavolo si ricava la pelliccia? E poi perché andare in giro con una pelliccia maculata che non fa altro che trasformarti in una mucca?

3) "Il padre della sposa", film del 1991 con Steve Martin e Diane Keaton, si basa su un omonimo racconto del 1949 scritto da Edward Streeter che all'uscita è diventato subito un bestseller. Peccato per il film, una vaccata.

4) Lo sapevate che le avventure cinematografiche del mitico orco verde sono basate su un racconto del 1990? Steven Spielberg ha acquisito i diritti di pubblicazione di "Shrek", scritto da William Steig, già nel 1991, ma ha aspettato che entrassimo nel nuovo secolo per regalarci quattro film davvero meravigliosi. Pensate che nonostante li abbia visti un trilione di volte ci piango ancora.

5)Non me ne vogliate, ma il prossimo film lo odio: "Forrest Gump" è stato scritto da Winston Groom nel 1986, divenuto film nel 1994. I motivi del mio orrore e disgusto di fronte la pellicola? Non so, forse la frase "Stupido è chi stupido fa", forse quella sui cioccolatini, fatto sta che non mi è mai sceso nonostante abbia provato più volte a vederlo. E comunque data la mia bontà, ecco pronti per voi un paio di spoiler: nel libro Jenny non muore e lo scrittore dopo il successo del film ha pensato bene di scrivere un seguito, intitolato "Gump and Co.".

6) "And here's to you, Mrs. Robinson, Jesus loves you more than you will know. Wo, wo wo" cantavano (e credo cantino ancora) Simon&Garfunkel. E' la colonna sonora del prossimo film, "Il laureato" interpretato da Dustin Hoffman ma basato su un romanzo, omonimo, del 1963 scritto da Charles Webb il quale nel 2007 ha pubblicato il seguito dal titolo inglese"Home School" in cui racconta tutto ciò che è capitato in seguito ai tre protagonisti.

7)RAMBOOOOOOOOOOO. Ebbene si, il "Rambo" di Sylvester Stallone è il risultato di una bella aggiustatina di un romanzo del 1972 scritto da David Morell e che ha lo stesso titolo. Ah, nel libro Rambo muore. C'est la vie.

8) "Die Hard: duro a morire. Al cinema". "Niente dura per sempre" è il titolo del libro pubblicato nel 1979 e scritto da Roderick Thorp, poi trasformato in un film che in precedenza doveva essere in due puntate e interpretato da Sinatra. Quando questi ha rifiutato si è trasformato in un unico episodio tutto per Bruce Willis.

9)Che "Uccelli" di Alfred Hitchcock fosse basato su un racconto era cosa risaputa: si tratta appunto di "Uccelli", parte di una trilogia scritta da Daphne du Maurier. "Se già si sapeva, perché l'hai inserito?" Mi chiederete voi. Beh, citare Hitchcock fa molto radical chic.

10) Per ultimo un autore che ho imparato ad apprezzare solo di recente. "Gli androidi sognano pecore elettriche?" di Philip Dick (del 1968) è stata la fonte d'ispirazione (perché il termine nel libro non appare neanche) per la nascita di "Blade Runner", successo interpretato da Harrison Ford.

Perché dietro un grande film c'è sempre un grande libro, come dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna, o come ho letto di recente su Facebook, dietro una grande donna c'è sempre...se stessa.


venerdì 4 ottobre 2013

"Non piangete per me, sono già morto"..

Se un romanzo mi è piaciuto davvero quando lo finisco mi sento un po' persa, come se un caro parente fosse andato a vivere all'estero: sai che è vivo ed esiste, ma non siete più in stretto contatto.

Ricordate il libro di cui vi ho accennato l'ultima volta?
L'ho finito.

Prima di rivelarvi il titolo di questo capolavoro della letteratura moderna avrei una domanda per voi: se aveste l'opportunità di tornare indietro nel tempo, quale evento storico di portata mondiale cambiereste?

E' su questo presupposto che si basa 22/11/63, penultimo romanzo di Stephen King edito Sperling & Kupfer nel 2011.

Il trentacinquenne Jake Epping, professore di letteratura inglese presso una scuola superiore, è un uomo che non ha mai versato una lacrima.
Forse a causa di un blocco emozionale, è stato lasciato dalla moglie a causa di questa mancanza e per occupare il tempo (e per arrotondare lo stipendio) ha iniziato ad occuparsi dei corsi serali. Grazie a questo nuovo "lavoro" ha la possibilità di leggere il tema di Harry Dunning, bidello della scuola, e di scoprire il suo tragico passato, legato all'assassinio di tutta la sua famiglia a causa del padre ubriaco e manesco.
Jake prende talmente a cuore la vicenda di Harry che il giorno del diploma lo invita alla tavola calda di Al Templeton per festeggiare con un hamburger venduto a prezzi stracciati, tanto stracciati che quasi nessuno frequenta il ristorante perché non riesce a spiegarsi di come un hamburger che si presuma essere di manzo possa essere venduto a circa 2 dollari.
Ad ogni modo, dopo qualche giorno Jake riceve una telefonata nientepopodimeno che dallo stesso Al, che lo invita alla tavola calda per una questione urgente. L'Al che si ritrova di fronte il nostro insegnante è invecchiato e si è ammalato di tumore da un giorno all'altro, senza alcuna spiegazione apparentemente logica.
Al nasconde un segreto nel retrobottega: un varco temporale che lo porta ogni volta alle 11:58 del 9 settembre del 1958.
Ecco spiegato il primo arcano: la carne comprata proveniva dal 1958 ed era stata pagata a prezzi stracciati; ogni volta che torna nel presente sono trascorsi solo due minuti (nonostante nel passato avesse trascorso ore o addirittura anni) e qualsiasi cambiamento fatto nel passato ha sì conseguenze sul futuro, ma viene azzerato una volta tornati ancora indietro.
Mi rendo conto che la faccenda possa risultare complicata, ma una volta presa la mano è davvero molto semplice da capire.

Fatto sta che a complicare le cose ci si mette il fatto che Al ha un piano grandioso in mente ma che per ovvi motivi di salute non può portare a compimento: vuole salvare Kennedy dall'assassinio di Dallas, Texas impedendo così tutte le conseguenze storiche che questo avvenimento ha portato con sé, a partire dalla Guerra del Vietnam.
Jake torna nel passato e assume l'identità fittizia di George Amberson, con il quale si farà chiamare per tutto il corso della sua permanenza nel Mondo di Allora.
Cosa fa nell'attesa?
Cambia il destino di Harry Dunning, di cui non si è mai dimenticato; cambia la vita di una donna divenuta paraplegica nel suo mondo, si trasferisce a Jodie, si innamora della nuova bibliotecaria e cambia il destino dei suoi studenti; con il pensiero costantemente rivolto al Texas e alla vita di Lee Harvey Oswald (l'assassino di Kennedy) cercando di capire se ha agito da solo o aiutato da qualcuno.

Ma il passato vuole l'armonia e non ama essere cambiato.
Ecco perché diventerà il più grande nemico di Jake/George/Epping/Amberson.

22/11/63 è un capolavoro, c'è poco da aggiungere.
Stephen King ha uno stile accattivante, scorrevole e sopratutto chiaro nella stesura di un romanzo lungo e ingarbugliato come lo è stato questo.
In particolare, riflette e cerca di trovare una risposta su questioni che hanno sconvolto l'intera umanità e hanno cambiato il corso della Storia: come sarebbe stato diverso il mondo di oggi se Kennedy non fosse stato assassinato? Se la farfalla avesse battuto le ali un secondo prima, cosa sarebbe diverso quarant'anni dopo?
Leggete questo romanzo e lo scoprirete.

Titolo: 22/11/63
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Prezzo: 14,00€, brossura
Adatto a chi: non ha mai letto un libro di Stephen King (questo è ottimo per iniziare, non fatevi spaventare dalle circa 800 pagine), chi ama la fantascienza, i viaggi nel tempo e chi si è sempre chiesto cosa sarebbe cambiato se Kennedy avesse avuto l'opportunità di finire il suo primo mandato da presidente.
Che faccio, lo compro?: si. Si. SI!


mercoledì 25 settembre 2013

No, non sono morta.

Settembre per uno studente universitario è forse il mese più pesante dell'anno: provenendo da un'estate dedicata al dolce e piacevole far niente è praticamente una tragedia degna di Shakespeare alzarsi presto la mattina e passare l'intera giornata seduti alla scrivania e chini su quei dannati libri.
Ecco spiegato cosa ho fatto negli ultimi venti giorni, testimoni le occhiaie che ormai sono parte integrante del mio viso, come il naso o la bocca.

In più, dato che sto leggendo un libro lungo, impegnativo e di cui vi parlerò non appena finito (perché fidatevi, è il libro più bello che abbia letto quest'anno, merita veramente molto) oggi svicolerò l'argomento recensione per parlarvi di un'altra mia passione: le classifiche.
Semplicemente le adoro. Non so per quale ragione, forse per una mia tendenza a categorizzare le cose, fatto sta che ci vado ghiotta e se sono dedicate ai libri ci vado a nozze.

La prima "classifica" del blog in realtà non è una classifica: oggi vi parlerò dei 5 stadi del cordoglio, quelli che secondo il magazine Bookriot accompagnano tutti noi lettori quando ci ritroviamo a leggere un libro che odiamo con tutte le nostre forze, scritto magari dal nostro autore preferito. 

Fase 1: NEGAZIONE

Questa è la fase in cui siamo li, con il libro in mano e gli occhi a palla a chiederci cose tipo "Avrò sbagliato libro?", "Cosa ha bevuto l'autore mentre scriveva?", "Deve girare qualche particolare droga di cui non sono a conoscenza". 
Nel corso della prima fase ovviamente mi lamento per aver perso tempo e soldi.


Fase 2: RABBIA

Passata la negazione, finite la perplessità sulla vita del nostro autore preferito e sui suoi gusti in fatto di droghe ecco che arriviamo alla seconda fase, quella in cui si scatena la rabbia vera e propria. 
Siamo li a inveire contro l'autore e contro noi stessi per aver aspettato tanto la vaccata che stringiamo tra le mani.
Solitamente in fase parte la mia personale invettiva contro l'autore, la casa editrice, la libreria, il mio comune, il paese tutto e il mondo intero. Giusto per non far offendere nessuno.

Fase 3: PATTEGGIAMENTO

Su, è sempre del nostro autore preferito che stiamo parlando, qualsiasi cretinata abbia scritto è come se l'avesse fatto il nostro migliore amico. 
E noi diamo sempre una seconda opportunità a chi vogliamo bene. 
Ecco perché cerchiamo qualsiasi scusa ci venga in mente pur di non ammettere che si, questa volta il nostro amichetto ha toppato alla grande.
Ricordo questo momento quando ho letto in un articolo sul giornale che insinuava che Giorgio Faletti si limiti a tradurre (a volte anche male) i suoi libri prendendoli da un ghostwriter americano: mi son detta "dai, è Giorgio, che fa se li traduce? Alla fine mi son piaciuti tutti (o quasi, ma questa è un'altra storia)".

Fase 4: DEPRESSIONE

"Che amarezza, ho letto tutti i suoi libri e ora se n'è uscito con questa schifezza", "E' questo che mi aspetta dai prossimi libri che leggerò?", "Riuscirò a trovare un libro che mi soddisfi?".
Vivo spesso questo stadio e passo il tempo a chiedermi se sia colpa dei miei gusti troppo difficili o colpa del fatto che vengono pubblicati sempre più libri solo per metter su qualche spicciolo e accalappiare i poveri fessacchiotti come me. Che amarezza.

Fase 5: ACCETTAZIONE

Siamo umani, può capitare di sbagliare anche ai migliori di noi; daremo sempre una possibilità all'autore di cui abbiamo letto praticamente tutto quello che il suo cervello ha partorito, compreso l'ultima schifezza.
Sono un'anima dolce e non ho mai avuto il coraggio di abbandonare i miei autori preferiti, vaccate o meno.
Giorgio, puoi stare tranquillo.




giovedì 5 settembre 2013

Aruaruweeei

L'imbarazzo di andare in libreria e comprare un libro con una copertina un po' succinta è paragonabile solo a quello di andare nella stessa farmacia frequentata dalla tua mammina e comprare una scatola di preservativi, ma siccome ho il tablet e da un anno leggo perlopiù ebook il problema nel mio caso non si pone.

Ad ogni modo, ogni tanto i libri con le copertine zozze incuriosiscono anche me, così quando ho visto quella di "The Vincent boys" di Abbi Glines mi son detta "Ah però, leggiamo un po'!".

Vorrei conoscere il tipo che ha scritto il riassunto della trama e prenderlo a ceffoni.

La protagonista di questa mirabolante avventura si chiama Ashton (Ash per gli amici: in tutto quattro, ed uno di questi è il suo ragazzo, un'altra la nonna. Ma andiamo per ordine), è la figlia del pastore (ma che novità sul piano editoriale!) ed è da sempre amica di due cugini, Sawyer e Beau (che dovrebbe essere pronunciato "boh" come "boh, perché tra tanti nomi Abbi ha scelto proprio questo?).
A diciassette anni è fidanzata con Sawyer e non parla più con Beau perché i i due hanno intrapreso strade completamente diverse: la perdizione lui, la santità lei.

Ora, avete presente la puntata di Dawson's Creek in cui Dawson, con fare da uomo vissuto, va vicino a Pacey e gli dice "stalle vicino", riferendosi a Josephine?
Ecco, nel libro non succede esattamente la stessa cosa, ma il fatto è che mentre Sawyer è allegramente in campeggio con la famiglia la piccola figlia del pastore e il ragazzo dal nome improponibile ci danno dentro come ricci alle sue spalle. E vi dirò di più, Ashton in questo frangente avrà le sue prime esperienze sessuali, nonostante la ninfomania sia parte integrante del suo essere ormai da tempo.

Vi ricordate quando Joey è indecisa tra Pacey e Dawson e ci fa stare tipo venti puntate in attesa?
La pastorella Ashton, nell'indecisione, si diverte con Beau e fa la fidanzatina a distanza con Sawyer.
Ma Sawyer Lo Sbarbatello sta tornando in anticipo di due settimane.
Che brividi signori, che brividi.

Solitamente a questo punto passo a parlare dello stile dell'autore, ma siccome "The Vincent boys" è ricco di chicche ve ne racconto un'altra.
Ad un certo punto la nonna di Ashton muore, riducendo a tre il numero di amici della piccola pastorella di Dio. La ragazza è affranta e il giorno del funerale Beau la trova in lacrime fuori la chiesa. Dopo averla aiutata nell'estremo saluto se la porta nella sua roulotte (perché essendo profondamente sfigato oltre al nome ha anche una pessima situazione finanziaria) e ci danno dentro. Ashton per giustificare la cosa afferma: "La nonna ha sempre accettato la parte diabolica di me, mi avrebbe sorriso".

Tua nonna.
Ti avrebbe sorriso mentre ti ripassi il cugino del tuo ragazzo il giorno del suo funerale, dandola via come se non fosse mai stata tua.
TUA NONNA?!?!
Chi sei, la nipote di Cicciolina?!

Dire che "The Vincent boys" sia scritto coi piedi vuol dire offendere chi coi piedi ci scrive davvero.
La vicenda è raccontata con l'alternarsi del punto di vista di Ashton a quello di Beau, e già dalle prime pagine prendono vita i loro tormentoni, che vi accompagneranno per tutto il tempo.
Ashton: "Sono una brava ragazza ma a volte devo lasciar fuoriuscire la ragazza cattiva che è in me"; "solo nonna e Beau mi apprezzano per quello che sono".
Beau: "Che bella patatina che hai" (dice davvero così, non sto parafrasando); "amo la parte malvagia di te"; "perché ti ostini a nascondere la parte malvagia di te?"
Poi l'autrice ci mette il carico da novanta con perle di saggezza come, e cito testualmente: "giornate lunghe come la fame".

So dell'esistenza di un sequel. Spero risponda ad alcune domande che mi sono posta leggendo il primo e che ho prontamente appuntato:
- Sawyer manderà a quel paese Ashton e cugino?
- Ashton brucerà viva una volta messo un piede in chiesa?
- Beau si rivolgerà all'ufficio anagrafe per cambiare nome?

Titolo: The Vincent boys
Autore: Abbi Glines
Editore: Mondadori
Prezzo: 14,90€ brossura
Adatto a: tutti coloro che hanno amato la cricca di Dawson
Che faccio, lo compro?: per l'amor di Dio, NO!

domenica 1 settembre 2013

Hemingway e il bombarolo

Ogni tanto mi fisso con un autore e leggo qualsiasi cosa abbia scritto di suo pugno o semplicemente lo riguardi (direttamente o indirettamente).
Hemingway è stata la prima vittima del mio stalkeraggio: di lui ho letto quattro romanzi, ma ogni volta che sono in procinto di aprire per la prima volta un suo libro provo una sorta di riverenza, come se dovessi dimostrare io qualcosa allo scrittore.
Eppure chi deve preoccuparsi di rispondere alle aspettative dovrebbe essere lui, visto che è premio Nobel per la letteratura.


Ad ogni modo, ho appena concluso "Per chi suona la campana".

Robert Jordan, il protagonista di questa splendida storia, è un artificiere che nel corso della guerra civile spagnola viene mandato in missione da Madrid ad una zona boscosa col compito di far saltare in aria un ponte per evitare i possibili rifornimenti da parte del nemico. Qui incontra una banda di guerriglieri assassini e senza scrupoli, banditi pagati dai Repubblicani con cui deve condividere il tempo prima della missione

Oggettivamente la trama è molto semplice (considerate che l'azione si svolge in soli tre giorni) e guardando il volume del romanzo la domanda potrebbe sorgere spontanea: di che cosa le ha riempite 544 pagine?

Di storia.

Il romanzo è permeato dalla continua lotta tra la forte volontà di vivere la vita che prova il protagonista e i continui racconti di guerra da parte dei suoi compagni di sventura.
Robert non sente sua quella guerra e i suoi freddi ragionamenti lo testimoniano. Ma la guerra civile è una realtà che inevitabilmente colpisce l'animo di tutti i cittadini, ed è impossibile ignorarla; così come Picasso ha lasciato all'umanità intera il ricordo di quel periodo nella sua Guernica, ecco che Hemingway con questo romanzo (ma anche con "Addio alle armi"), ci lascia il suo contributo.

Hemingway è uno scrittore che in vita ha sempre denunciato gli orrori della guerra, distaccandosi molto dai suoi coetanei esaltati da quel particolare periodo storico (i primi del Novecento) permeato da continui conflitti; così i racconti dei suoi protagonisti sono crudi perché reali, vissuti sulla pelle di chi li ha fatti parlare.

Lo stile è essenziale, schietto e privo di fronzoli, anche se le descrizioni dei luoghi e dei protagonisti sono così minuziose che potrebbero risultare noiose o addirittura esagerate. Spesso la vostra pazienza verrà messa a dura prova, ma ricordate che lo stile con cui si scriveva all'inizio del Novecento era molto diverso da quello utilizzato nei romanzi di oggi.

In un periodo storico difficile quale quello che stiamo vivendo "Per chi suona la campana" è un romanzo attuale, una dichiarazione di fermo distacco dalla guerra e soprattutto dalla sofferenza che inevitabilmente questa porta con sé.
Spero solo che chi di dovere se ne renda conto in tempo.

Titolo: Per chi suona la campana
Autore: Ernest Hemingway
Editore: Mondadori (oscar)
Prezzo: 10,50€, brossura
Adatto a:  chi vuole leggere un classico tristemente attuale

martedì 27 agosto 2013

Quiii, micio micio micio!

Ieri ho minacciato per la prima volta un parente che non fosse mio fratello.
Solitamente non sono molto propensa a prestare i miei libri, li curo come se fossero miei pargoli (prestereste mai vostro figlio?) ed entro in uno stato d'ansia ogni volta che abbandonano la mia umile dimora.
Sarà stata la pietà, la preoccupazione, la bontà, fatto sta che mia madre ha deciso di prestare un mio libro a mio zio, che oggettivamente sta vivendo un brutto periodo.
Il suddetto romanzo è tornato a casa sano e salvo, quando nel bel mezzo della cena mio cugino ha deciso di intervenire:
"Pà, hai detto ad Ale del libro?"
Io, presa dal panico: "Perché, che è successo al libro? Sembrava intero!"
"Mannò, non ti preoccupare - è intervenuto il fedifrago -  ho solo fatto le orecchie alle pagine per ricordarmi dov'ero arrivato"
Dopo un istante di silenzio ho messo su la mia espressione più seria e con voce calma ho risposto: "Zio, domani mattina controllo il libro, se ha anche solo un danno maggiore delle orecchie giuro che ti raggiungo a Milano e ti pesto."

Questo breve siparietto familiare per parlarvi del libro del giorno, testo a cui sono particolarmente legata: "Cleo", di Helen Brown.

Tratto da una storia vera e autobiografica, il romanzo racconta di come dopo la morte del piccolo Sam, la vita di Helen, dell'altro figlio Rob e di suo marito Steve sia cambiata radicalmente. Il dolore da affrontare inizialmente era troppo forte, il piccolo Rob aveva perso il sorriso e Helen era letteralmente disperata quando un giorno la sua cara amica Lena si presenta alla sua porta con una piccola gattina nera, animaletto che tempo prima il defunto Sam aveva scelto come regalo di compleanno. Helen è lì lì per restituirla quando accade il miracolo: il piccolo Rob ricomincia a sorridere.
Basta questo a convincere Helen che la piccola Cleo sia entrata nelle loro vite per un motivo particolare e decide di darle una possibilità. Inizia così una divertente quanto intensa convivenza con il gatto (la famiglia si era da sempre dichiarata amante dei cani) che resterà con la famiglia per più di vent'anni, assistendo a un divorzio, trasferimenti, matrimoni e nuove nascite.
Cleo insegnerà alla famiglia, come solo i gatti sanno fare, cosa significa ricominciare a vivere.

Il romanzo è ricco di dolcezza, lo stile molto semplice e la lettura sicuramente scorrevole; le pagine sono piene di tutto ciò che Cleo ha fatto in vent'anni di vita, a partire dalle scorribande nel giardino fino ad arrivare all'inevitabile vecchiaia. L'attenzione per i particolari ha aiutato l'autrice a descrivere il gatto, vero protagonista del romanzo, in tutte le sue sfaccettature, i suoi cambiamenti di umore e i movimenti della sua cosa.
"Cleo" ci racconta tutto quello che i gattofili hanno il privilegio di vivere quotidianamente con i loro animali domestici e ci lascia un insegnamento fondamentale: gli animali sono in grado di curare le nostre più profonde sofferenze senza chiedere niente in cambio se non il nostro amore.

E' triste rendersi conto di avere meno dignità di loro nel momento in cui decidiamo di abbandonarli per andare in vacanza.

Titolo: Cleo
Autore: Helen Brown
Editore: Piemme
Prezzo: 11,00€ in brossura
Adatto a chi: ama i gatti, chi sta vivendo un momento difficile, chi cerca il coraggio per prendere una decisione fatale.


Piccolo Post Scrittum: queste sono due foto della MIA Cleo. Ecco perché sono particolarmente legata al romanzo: mi è caduta la mandibola quando ho visto la copertina.







venerdì 23 agosto 2013

L'avvocato Malinconico, che non aveva capito niente

Poco prima di Ferragosto si è svolto in città un incontro in cui erano ospiti Diego De Silva e Maurizio De Giovanni che parlavano dei loro libri, della loro vita, di cultura e società.
Una serata divertente conclusasi con un'imbarazzante intervista della sottoscritta al presentatore. Intervista che sto cercando di rimuovere dalla memoria, un po' come si fa quando si vive un trauma grave.

Fatto sta che a serata terminata entrambi erano riusciti ad incuriosirmi, quindi ho iniziato a leggere le avventure dell'avvocato Malinconico.

In "Non avevo capito niente" Diego De Silva ci presenta il suo protagonista, Vincenzo Malinconico, un avvocato quarantaduenne di Napoli, divorziato, due figli e un rapporto complicato con la sua ex moglie. Il suo studio consiste in una stanza all'interno di un appartamento che divide con una coppia sposata (con annesso volpino malvagio e attaccabrighe), un uomo-fantasma che offre sempre il caffè e un ragioniere/commercialista.
Malinconico chiama i suoi mobili Ikea con il loro nome, a partire dalla Billy (la libreria) fino ad arrivare alla poltrona (di cui al momento non ricordo il nome, ma essendo un prodotto Ikea aspettatevi qualcosa di veramente impronunciabile).
Un giorno viene chiamato come avvocato d'ufficio per Mimmo O'Burzone, un uomo in stato d'arresto perché si presume abbia nascosto una mano nel suo giardino che poi è stata trovata dal suo cagnolino. Vincenzo lo difende ed entra nelle grazie della camorra, che gli affida come guardia del corpo un petulante e fastidioso uomo in Vespa.
Quello che l'avvocato non ha capito è che ad aver bisogno delle sue difese è chi meno si aspettasse, e quando se ne accorge è ovviamente troppo tardi.

Ma basta cincischiare, passiamo alla vera ragione della mia presenza qui: i motivi per cui leggere questo libro (e le successive avventure di Malinconico) sono svariati, e numerati per l'occasione.

1) Lo stile: prima di dedicarsi totalmente alla scrittura Diego De Silva è stato un avvocato napoletano. Il linguaggio utilizzato è tecnico nei punti giusti, ma risente ovviamente delle origini partenopee del suo autore (e del suo protagonista). La lettura è scorrevole, divertente e ironica.

2) I capitoli sono intervallati da brevi pause riflessive intitolate "Quello che direbbe Malinconico su...se mai qualcuno glielo chiedesse" in cui l'avvocato ragiona sull'amore, sulla camorra, sull'essere genitori. Le disquisizioni filosofiche sono una prerogativa dell'autore, ma vi assicuro che non sono pagine barbose che parlano di cose che in fondo sapevate già.

3) Solitamente quando leggo un libro c'è un momento particolare in cui mi rendo conto che sono giunta alla fine (e non è grazie al fatto che le pagine da leggere diminuiscono visivamente); quando mi sono resa conto di essere arrivata ai ringraziamenti ci sono rimasta male, tanto ero presa dalla lettura.

4) Lo stesso De Silva ha raccontato che molti avvocati sono felici di poter finalmente leggere la storia di un avvocato qualunque e non dei principi del foro americani.
Il protagonista non è un eroe, né un uomo di successo. Malinconco è un avvocato qualunque, con poco lavoro e che ha la particolare capacità di incasinarsi la vita: con il figlio, la figliastra, l'ex moglie, la nuova fiamma, i clienti.

Diego De Silva è un ottimo osservatore e un abile scrittore: due caratteristiche che vi renderanno la lettura del suo libro un'esperienza piacevole e mai noiosa.

Titolo: Non avevo capito niente
Autore: Diego De Silva
Editore: Einaudi
Prezzo: 16,00€ prezzo di copertina
Adatto a: chi ha sentito parlare dell'autore, chi ha ascoltato un'intervista dell'autore, chi studia giurisprudenza o chi ha pregiudizi sui napoletani.




domenica 18 agosto 2013

Texas in my heart!

Come scelgo i libri da leggere?

La risposta vi sembrerà del tutto scontata, ma sappiate che nella mio caso il "caso" appunto ha il 90% della responsabilità: ho una pila virtuale di libri nel mio ebook reader, ogni tanto chiudo gli occhi e ne seleziono uno.

Voilà!

Ultimamente però si è più o meno fatto beffe della sottoscritta, tanto che gli ultimi quattro romanzi selezionati avevano in comune un aspetto non trascurabile in un libro: l'ambientazione, in questo caso, il Texas.

Ora, per chi come me non ha mai avuto la possibilità di viaggiare oltreoceano leggere quattro libri di seguito ambientati nello stesso Stato è quasi una tortura, anche perché inevitabilmente la voglia di andare sui siti online di viaggi, farsi un rapido calcolo delle spese, imprecare divinità più o meno conosciute che ti impediscono di partire, spegnere il computer e tornare a leggere è un tutt'uno.

Ad ogni modo, l'ultimo romanzo letto è "Dopo la pioggia" di Charles Martin, di cui vi ho già parlato con il suo "Le parole tra di noi".

Siamo in Texas, in una polverosa e piccola cittadina in cui tutti si conoscono a menadito e le notizie volano accompagnate dal vento caldo. Il protagonista di questa storia è Tyler Steele, un ranger in pensione anticipata, ligio al dovere e buono d'animo e che non abbandona mai nessuno in difficoltà. Ha un figlio di dieci anni, Brodie, e gestisce un ranch poco distante dal fiume.
Un giorno è di ritorno da un incontro con la sua prossima ex moglie in clinica di disintossicazione quando la sua macchina va a cozzare con quella di Sam e Hope, madre e figlia in fuga da un compagno che ha abusato della piccola di dieci anni e che ha filmato tutte le sue prestazioni con una piccola videocamera, di cui Sam ha rubato le registrazioni.
Tyler decide quindi di regalare loro la possibilità di farsi una nuova vita nella sua cittadina, ma i nemici accumulati negli anni sono dietro l'angolo, pronti a riscuotere il conto.
In più, sembra che Billy abbia trovato le sue donne.

Quella che sembra una banale storia d'amore si trasforma in qualcosa di più; il romanzo è ben strutturato (basti pensare che il racconto in prima persona di Tyler è intervallato dalle lettere che la piccola Hope scrive a Dio e che ci permettono di avere un diverso punto di vista sulla storia), la trama sempre avvincente e piacevole ed affronta numerosi e diversi aspetti della vita di un uomo: Tyler deve fare i conti con un divorzio difficile, un bambino che sta diventando inevitabilmente adulto, i debiti bancari, il sangue di ranger che gli scorre nelle vene; Sam dal canto suo ha i cocci di una bambina indifesa da incollare, la paura di essere scovata da un giorno all'altro e l'amore verso un uomo impossibile.

Il tutto con il cielo blu ed infinito del Texas, i prati sconfinati, le mucche, i cavalli, le stelle al petto, le sparatorie, i cappelli e gli stivali di cuoio.

Con un finale che vi farà venire la pelle d'oca, "Dopo la pioggia" vi farà riflettere su come è vero che la speranza è l'ultima a morire e che dopo una tempesta splende sempre il sole.

Titolo: Dopo la pioggia
Autore: Charles Martin
Editore: Corbaccio
Prezzo: 17,60€ copertina rigida
Adatto a: chi sta vivendo un brutto periodo e ha bisogno di una spinta per ricominciare a sperare

mercoledì 7 agosto 2013

Era un'estate di dieci anni fa

Se durante l'adolescenza il tuo fisico aveva la conturbante forma del parallelepipedo, non eri molto loquace e ti vergognavi di farti vedere in giro allora non ti sembrerà strano venire a sapere che quando avevo quattordici anni ho letto "Q" di Luther Blissett.

Il romanzo è complesso e affascinante come la storia dei suoi autori: dovete sapere infatti che al nome di Luther Blissett risponde un collettivo di artisti, perfomers, riviste e scrittori che con azioni spesso sabotatrici ma che comunque hanno sempre avuto il solo scopo di denunciare il sistema mediatico hanno pubblicato nel 2000, tramite la sezione bolognese del Luther Blissett Project il suddetto libro.

Ad ogni modo, "Q" è un romanzo storico in cui, tramite la tecnica del flashback, sono raccontate le avventure dei suoi due protagonisti: un anonimo eretico anabattista e Q, il suo nemico, spia per i papisti nel periodo delle lotte all'eresia. La vicenda si snoda dal 1522 al 1555 circa, spazia dalla Germania alla Gran Bretagna, fino in Italia e vede il giovane eretico che cerca in tutti i modi di far avverare il suo sogno:  cambiare una realtà che non piace e che gli sta un po' strettina (l'immobilismo medievale, fatto di caste e soprusi verso le classi più deboli).
Sotto questo unico ideale il protagonista cerca di inseguire e aiutare i più svariati profeti credendo all'utopia di poter cambiare le cose, stravolgere la famosa "reductio ad unum" quei "due soli" (impero e papato) che tanto hanno stancato lui e il famoso Lutero. 

"Q" richiede tempo e impegno: le linee temporali non seguono l'iter cronologico, i flashback sono continui, e spesso per chiarezzavi ritroverete a tornare indietro di qualche pagina per capire la distanza temporale tra un capitolo e l'altro.
Le prime cento pagine inoltre servono ad ambientarsi e a farvi capire le logiche del libro e la chiave di lettura. D'altronde "Q" è un romanzo frutto di cinque menti e lo si capisce dai diversi stili e sensibilità dei propri autori: ci sono punte di poesia pura affiancate da terrificanti descrizioni, crude e ostili o ancora momenti di alto nozionismo storico.

E' un gioiello da tenere in libreria, un'opera di incontestabile maestria e soprattutto di una modernità incommensurabile: la riforma protestante portata avanti da Lutero diventa subito metafora della lotta che i Luther Blissett di tutto il mondo fanno ogni giorno contro i regimi totalitari e contro la massificazione sociale e culturale.

Fatevi un favore. Leggetelo.

Titolo: Q
Autore: Luther Blissett
Editore: Einaudi
Prezzo: 17,50€ in copertina rigida
Adatto a: tutti, in particolare a chi ama la storia e cerca nel passato le chiavi di riflessione per il futuro.

giovedì 1 agosto 2013

Sheldon Cooper cerca moglie!

Uno dei protagonisti della famosa sitcom americana The Big Bang Theory risponde al nome di Sheldon Cooper e si distingue dai suoi tre amici perché oltre al fatto di essere un nerd ha anche seri problemi a rapportarsi con l'essere umano in generale.
Ovviamente tra tutti è il mio preferito, la sua non comprensione delle convenzioni sociali (anche le più banali) lo rendono un adorabile imbranato con un quoziente intellettivo elevatissimo.

Per questo ho adorato "L'amore è un difetto meraviglioso" di Graeme Simsion.

Sorvolando sul titolo smieloso (un difetto dell'editoria made in Italy è proprio quello di storpiare i titoli nelle traduzioni), vi posso assicurare che il libro è davvero divertente e non descrive una, che sia una, scena romantica (cosa che lo rende adatto anche ai maschietti).
Il protagonista  è Don, un professore di genetica che insegna presso l'Università di Melbourne e che, dopo aver scoperto e dimostrato scientificamente che gli uomini sposati sono mediamente più felici di quelli single, e che peraltro vivono più a lungo, ha deciso di trovare la sua dolce metà facendo partecipare tutte le donne single che incontra al Progetto Moglie.
È semplice: basta rispondere ad un questionario di sole sedici pagine per escludere tutte le candidate sbagliate e trovare, finalmente, la donna perfetta per lui, una che risponda a criteri rigorosi: deve avere un perfetto indice di massa corporea, non deve fumare né bere, deve saper cucinare e non deve mai arrivare in ritardo o in anticipo.
Il destino porta sulla sua strada Rosie, una donna che ha tutti i difetti che Don non potrebbe sopportare nella sua consorte.
E altri ancora.
Ma anche lei un progetto, e solo Don può aiutarla a portarlo a compimento.
Grazie al Progetto Moglie, ma soprattutto grazie a Rosie, Don scoprirà che la lunghezza dei lobi delle orecchie non è un indicatore affidabile dell’attrazione sessuale, che c’è una ragione per cui non ha avuto mai un secondo appuntamento con una donna e soprattutto che una giacca sportiva  giallo catarifrangente, benché si chiami «giacca», non è indicata per entrare in un ristorante elegante.

Lo stile è semplice e si adatta bene al suo protagonista seguendo tutti i ragionamenti contorti e accentuando le reazioni dei poveri sventurati che entrano in contatto con lui.

"L'amore è un difetto meraviglioso" è veramente un romanzo divertente: Don è fobico, nevrotico, disadattato, ma anche ingenuo ed essenzialmente buono. E' la trasposizione letteraria di Sheldon in tutto e per tutto e se amate il personaggio della sitcom non potrete non amare lui.

Titolo:  L'amore è un difetto meraviglioso
Autore: Graeme Simsion
Editore: Longanesi
Prezzo: 14,90€ copertina rigida
Adatto a: tutti gli amanti di The Big Bang Theory, o semplicemente a tutti coloro che vogliono leggere qualcosa di leggero.

lunedì 29 luglio 2013

"Uno dei libri più belli che ho letto nel 2009"

Tra tutte le strane abitudini che mi caratterizzano c'è quella di scrivere su un quaderno le impressioni che ogni libro che leggo mi lascia: quello di cui vi sto per parlare l'ho definito "un libro bellissimo" e ho scritto una pagina piena zeppa di considerazioni.

Nel 2008 veniva pubblicato per la prima volta in Italia "L'ombra del vento", romanzo "d'esordio" di Carlos Ruiz Zafòn (è un esordio tra virgolette perché non è cronologicamente il primo scritto dall'autore).

La storia ha inizio una mattina del 1945 in cui il padre del nostro protagonista conduce l'undicenne Daniel nel Cimitero dei Libri Dimenticati, sito nel cuore della zona storica di Barcellona. Sono conservati all'interno di quest'enorme biblioteca tutti i libri che per un motivo o per un altro sono fuori produzione e quindi sconosciuti ai più: vien da sé constatare che il compito di questo luogo è quello di riportare alla luce i testi vittima dell'oblio.

Daniel qui ha l'opportunità di salvare un libro: la scelta ricade su "L'ombra del Vento" di Julian Carax, romanzo che legge tutto d'un fiato e che ama a tal punto da iniziare una ricerca di altre opere dello stesso scrittore. Scopre ben presto che il suo autore preferito in realtà è uno psicopatico che va alla ricerca dei propri romanzi per bruciarli, che si fa chiamare Laìn Coubert e che nei suoi stessi libri rappresenta il Diavolo in persona. Daniel inizia a indagare sul mistero che lo lega riportando alla luce storie di famiglie difficili, infanzie travagliate che hanno avuto ripercussioni spesso fatali, storie di incondizionata amicizia, lealtà e follia omicida.

La ricerca di Daniel dura un decennio e lo accompagna per tutta l'adolescenza fino al raggiungimento dell'età adulta. Ma non è finita qui, perché la ricerca mette in evidenza tutta una serie di eventi e circostanze che coinvolgono il giovane Daniel ma che sono simili a quelli della vita di Carax.

Il romanzo di Zafòn è avvincente e sebbene la trama metta in correlazioni diversi periodi storici si dirama con molta chiarezza e fluidità rivelando la straordinaria capacità dell'autore di districarsi nella fitta trama; a fare da contorno alla storia c'è poi una Barcellona sfiancata dalla guerra civile ma con le sue ambientazioni suggestive che aiutano non poco a creare un clima misterioso che vi accompagnerà dalla prima all'ultima pagina.

Quella che credo sia la capacità più rilevante dell'autore riguarda la caratterizzazione dei suoi personaggi: sebbene i romanzi successivi non siano così avvincenti quanto il primo, i personaggi restano una costante notevole. Ogni singola persona incontrata da Daniel nel corso della propria vita ha una storia più o meno felice che ci viene raccontata, e questo senz'altro aiuta a comprendere il perché di determinate azioni e sebbene spesso queste siano talmente riprovevoli da non poter essere giustificate quanto meno hanno un fondamento. E non è cosa da poco.
La trama, la location e i suoi protagonisti sono poi avvolti in una serie di constatazioni e massime sulla vita che vi faranno riflettere non poco e che vi spingeranno (come hanno spinto me d'altronde) a leggere tutti gli altri libri di questo autore.

Zafon ci dimostra come la passione per un libro e la curiosità verso il proprio autore siano un'arma a doppio taglio: non tutti gli scrittori sono onesti, non tutti originali e non tutti nella vita sono degli eroi.

Sono esseri umani, che vi aspettavate?

Titolo: L'ombra del Vento
Autore: Carlos Ruiz Zafòn
Editore: Mondadori
Prezzo: 13€ copertina rigida
Adatto a: chi non ha MAI letto un libro di Zafòn ma ne è incuriosito e chi d'estate vuole leggere qualcosa di avvincente

giovedì 25 luglio 2013

Il nettare di noi comuni mortali

La pausa caffè salva la popolazione dai propri doveri da generazioni; si inizia al liceo, quando tra un libro e l'altro ci si ferma per sorseggiarne un po' e darsi un tono tutto bohemiénne di gente vissuta finché col tempo si raggiunge la vera e propria dipendenza (non vi nascondo che sono arrivata a berne 7 nello stesso giorno. Bei tempi).

Fatto sta che questa particolare religione è diventata argomento di un libro letto recentemente: "Il primo caffé del mattino" di Diego Galdino.

Protagonista il trentasettenne Massimo, un romano doc che gestisce il bar di famiglia a Trastevere.
Ora, immaginate di vivere tutta la vita nello stesso quartiere, perdipiù gestendo un'attività di per sé molto frequentata come lo è un bar: Massimo conosce tutta la gente della zona, i loro vizi e i loro problemi senza aver praticamente mai messo il naso fuori dal suo bar.
Ogni mattina si sveglia alle 4, mette in moto la vecchia macchinetta del caffè che con gli anni è diventata una vecchia scorbutica, getta via il primo caffè prodotto, prende il secondo per sé e dà il terzo al solito cliente delle cinque,che nonostante sappia che il bar apre alle cinque e mezza riesce sempre a convincere Massimo a servirlo.
Il nostro protagonista vive coccolato e sonnacchioso nella sua routine finché una delle sue clienti preferite muore, lasciando la propria casa in eredità ad una francesina indispettita che non è neanche imparentata con lei.
E che per di più beve solo té.

Il romanzo di Galdino descrive con molta ironia la roma del popolo, quella abitata da gente che lavora, che ha lasciato gli studi ma che non ha perso il sorriso; come Camilleri riporta interi stralci di conversazione in siciliano stretto, così l'autore spesso utilizza termini in romanaccio trasformando quella che inizialmente sembra una banale storia in un vero compendio del romano trasteverino.
A tutto questo aggiungete un pizzico di "che parentela possono avere una donna anziana, senza marito e figli con una francese che per lavoro crea cruciverba?" e avrete un romanzo piacevole e delicato.

Prima di chiudere un piccolo appunto a tutti i maschietti: leggete il romanzo perché al suo interno è spiegata una tecnica di rimorchio che farà cadere l'amata ai vostri piedi: personalmente resterei davvero affascinata da un uomo che al primo appuntamento mi proponesse il viaggio delle fontanelle.

Titolo: Il primo caffè del mattino
Autore: Diego Galdino
Editore: Sperling & Kupfer
Prezzo:  16,90€ in copertina rigida
Adatto a: chi ama Roma, i romani e soprattutto il caffè




martedì 23 luglio 2013

600 pagine di nonsense

Un libro che ha venduto un trilione di copie.
Una storia epica.

No, non è "Il Signore Degli Anelli".
Magari lo fosse.

Lungo quasi quanto "Via Col Vento", con risvolti privi di senso quanto "Beautiful" è il libro di cui vi sto per parlare "Il giardino degli incontri segreti", di Lucinda Riley.

Julia torna a Wharton Park dalla Francia dopo aver perso marito e figlio in un incidente d'auto. Il cottage sito nella tenuta è stata la casa dei nonni, nel suo giardino (quello del titolo e di cui non sentirete spesso parlare) sono state coltivate nel tempo orchidee di tutte le foggie e da bambina Julia ha imparato proprio in quella casa abitata da una famiglia di nobili origini a suonare il pianoforte, che è diventato la sua fonte di sostentamento negli anni.
Ma la famiglia Crawford è in decadenza e il suo ultimo erede, Kit, ha deciso di vendere tutto.
Nel corso della ristrutturazione trova un vecchio diario di proprietà del nonno di Julia risalente agli anni del secondo conflitto mondiale, lo restituisce alla vedova e martire (quanto l'ho odiata nessuno lo immagina) la quale invece di prendere l'ovvia decisione di leggerlo si assume la responsabilità di restituirlo all'ormai ottuagenaria nonna.
Siccome il gene della deficienza nella famiglia di Julia ha saltato una generazione (salvando quindi il padre di lei, il quale prende la saggia decisione di viaggiare intorno al mondo e di non avere molto a che fare con le figlie e i nipoti) la nonna Elsie è altrettanto stupida: invece di tacere sul diario (è pur sempre di proprietà del marito, e tutti, anche i bambini di due anni, sanno che non è carino leggere il diario personale di un'altra persona) inizia a raccontare una storia di cui ancora oggi mi chiedo il senso all'interno del romanzo.

Il fatto è che noi lettori ci troviamo a leggere un metaromanzo in cui è raccontata la vicenda della signora di cui nonna Elsie era la cameriera personale, del marito gay di lei, della guerra e dell'aborto (perché mentre continua a raccontare alla moglie che quel bacio con l'amico non significa nulla la mette incinta); poi la nonna si ferma, va a letto e noi torniamo alla realtà.
La voglia di picchiare la nonnina, legarla e costringerla a finire quello che ha iniziato mi ha fatto formicolare le mani per svariati minuti.

Ovviamente Julia e Kit si innamorano, ma colpo di scena!
Sono cugini!
E altro colpo di scena!
Il marito di lei non è morto, torna dagli inferi e la riprende con sè!

Apro una breve parentesi: per chi non lo sapesse, c'è stato in "Beautiful" un breve periodo di tempo in cui tutti (anche mia nonna) erano convinti che Ridge fosse finalmente e degnamente passato a miglior vita finendo tra le fiamme di un vulcano (ci vorrebbe un intero blog dedicato a questa vicenda); ma nel momento in cui la mogliettina dell'epoca inizia a rifarsi una vita lui torna. Chiusa parentesi.

Non vi racconto come va a finire, non voglio rovinare la sorpresa a quelle poche persone che lo leggeranno, ma aspettatevi davvero di tutto.

Ad ogni modo "Il giardino degli incontri segreti" è una storia lunga 600 pagine. Ora, scrivere un romanzo di 200 pagine che abbia un senso logico dalla prima all'ultima pagina è già di per sé un lavoraccio, mettersi a scriverne uno lungo 600 porta con sé una serie di rischi non indifferenti: confusione cronologica, confusione logica, banalità e soprattutto il rischio elevato di noia da parte del lettore.
Se poi non sei l'autore né de "Il Signore degli Anelli" né di "Harry Potter" l'elemento magico è del tutto privo di senso.

Qualsiasi docente di scrittura creativa (ma chiunque lavori in questo campo) si raccomanda sempre di scrivere storie di poche pagine ma che abbiano un senso e che preservino la dignità del proprio autore.

Cara Lucinda, non ti sei chiesta il perché?

Titolo: Il giardino degli incontri segreti
Autore: Lucinda Riley
Editore: Giunti
Prezzo: 9.90€
Adatto a: chi compra i libri solo basandosi sul numero di copie vendute all'estero




venerdì 19 luglio 2013

Quando la genetica fa il suo dovere.

Il 1847 per la famiglia Bronthe è stato un anno fondamentale: in quei 12 mesi sia Emily che Charlotte pubblicano quelli che poi diventeranno degli splendidi classici della letteratura inglese: "Cime Tempestose" e "Jane Eyre".

"Cime Tempestose", alla cui prima uscita la critica storse il naso a causa della struttura matrioscale, racconta con la voce di Mr. Lockwood l'appassionata vita di Heathcliff e Catherine, la loro storia d'amore e la passione distruttiva che li lega.
La trama è davvero contorta e vi terrà incollati alle pagine tra invidie,  vendette, contese e situazioni tormentate; i personaggi presentano profili tetri, vendicativi, opportunisti, con la figura dei due protagonisti che  spiccano su tutti per il loro carattere.
Heathcliff è egoista, malvagio, calcolatore ma non sono riuscita a detestarlo come avrei dovuto: il suo temperamento focoso infatti è dovuto alla brutta infanzia e sono pronta a scommettere quello che volete che nella stessa situazione il 70% delle persone si sarebbero comportate allo stesso modo (ok, forse non avrebbero macchinato tutto quello che ha ideato lui, come sposarsi con una persona che non si ama solo per vendetta). Heathcliff sa odiare, è vero, ma sa amare con la stessa profondità: il suo sentimento è appassionato, coinvolgente, che tutte le donne vorrebbero vivere.
La protagonista femminile è quanto di più odioso sia mai stato creato dall'umanità che scrive: è talmente meschina e isterica da arrivare alla pazzia pur di ottenere ciò che vuole; è uguale ad Heathcliff, ma per lei non vale la stessa giustificazione in quanto vissuta in un ambiente caloroso, venerata e amata da tutti; ma il troppo amore è sfociato in egoismo autodistruttivo.
Gli altri personaggi fanno da cornice, sottolineando e accentuando la parte sgradevole dei protagonisti.
"Cime Tempestose" presenta una cura delle caratterizzazione dei personaggi e delle loro vicende che non si trova spesso nei romanzi di oggi, è una vicenda appassionante dove amore e odio profondo si scontrano con conseguenze spesso fatali.

Dal canto suo, "Jane Eyre" ha uno sviluppo narrativo molto più lineare.  La vita di Jane è raccontata soffermandosi su tre fasi principali: l'infanzia vissuta presso la zia, in cui sembra di essere in un romanzo di Dickens per la tanto è triste e sconsolata la piccola protagonista (la quale viene regolarmente picchiata dal cugino), il suo diventare istitutrice (sono comunque 8 anni di profonda malinconia) ed infine il lavoro presso Mr. Rochester, di cui si innamora.
Sembra essere la trama di "Tutti insieme appassionatamente", se non fosse che finalmente il romanzo ci presenta una protagonista che ha piena coscienza di sé, delle sue paure e soprattutto delle sue azioni: è una donna ricca di dignità personale, abituata a far fronte alle difficoltà con le sue sole forze tanto da poter essere considerata precursore dell'emancipazione femminile.
Tra mille difficoltà la giovane Jane riuscirà ad accaparrarsi il padrone di casa, che tra l'altro, ha un segreto di dimensioni umane nascosto in soffitta.

Le sorelle Bronthe c'hanno visto lungo: nonostante i romanzi parlino di una società prettamente ottocentesca i personaggi sembrano essere presi dai giorni nostri e questo non ha fatto altro che rendere moderne le due opere: d'altronde possono cambiare i tempi, gli usi e i costumi di un'epoca, ma sentimenti come odio e amore restano sempre gli stessi.

Titolo: Cime Tempestose
Autore: Emily Bronthe
Editore: Garzanti
Prezzo: 8.50€, brossura
Adatto a: chi è stanco di leggere di buoni sentimenti e unicorni festosi

Titolo: Jane Eyre
Autore: Charlotte Bronthe
Editore: Garzanti
Prezzo: 10,50€, brossura
Adatto a: chi ha amato "Tutti insieme appassionatamente"

mercoledì 17 luglio 2013

Sotto questo sole meglio...leggere!

Guardate questa copertina: sembra essere perfetta per un thriller all'italiana, e invece..

Se nella narrativa quello che viene raccontato dopo il primo bacio viene definito pornografia, come si chiama quello che viene scritto prima del suddetto?

"Mancarsi" di Diego De Silva ci parla proprio di questo.

Il suo romanzo breve (lo si legge in mezza giornata) racconta due vite, quella di Nicola e Irene e si conclude proprio con il primo sguardo tra i due.
Nicola è vedovo da poco e sta affrontando il suo lutto ripercorrendo varie fasi della sua vita coniugale: il giorno del matrimonio, il momento in cui si è dichiarato finalmente pronto ad avere un figlio e si è scontrato con il netto rifiuto di sua moglie, le serate trascorse al bistrot dove i camerieri riservavano loro lo stesso tavolo da anni e il cuoco sapeva esattamente quali pietanze avrebbero ordinato fino ad arrivare al tragico giorno in cui una telefonata sul cellulare gli annunciava la morte della sua consorte.
Irene ha divorziato, frequenta lo stesso bistrot di Nicola e a loro insaputa condividono lo stesso tavolo: gli uomini continuano a provarci con lei senza risultato; Irene non crede più nelle relazioni, l'aver tradito il marito l'ha sconvolta e non si reputa pronta per gettarsi a capofitto in un'altra storia d'amore.

Con uno stile molto simile a quello del documentario De Silva analizza minuziosamente i motivi alla base delle scelte dei due protagonisti, li accusa e in un certo senso li giudica come un estraneo farebbe nella vita normale, dando per la prima volta testimonianza di come un autore può non considerare propri pargoli i suoi protagonisti, difendendoli da tutto e da tutti.
 Gli scrittori italiani (o quelli che si reputano tali) hanno un elemento in comune: nei loro romanzi ci sono sempre digressioni antropologiche che li spingono a scrivere pagine e pagine su cose come far fronte ad una tragedia improvvisa, comunicare agli amici la fine di una storia d'amore e così via.
La differenza tra farlo in "stile Baci Perugina" e farlo con criterio sta nel modo: Diego De Silva non si esime dal porsi sul pulpito, ma la maturità che traspare dalle sue parole ci da l'impressione che ciò di cui parla è qualcosa di realmente vissuto.
Altri autori di best sellers che hanno la nostra cittadinanza si rendono solo ridicoli.
E si, sto parlando di te, Fabio.

Titolo: Mancarsi
Autore: Diego De Silva
Editore: Einaudi
Prezzo: 10,00 € brossura
Adatto a: chi sotto l'ombrellone vuole leggere qualcosa di scorrevole, delicato e senza pretese

lunedì 15 luglio 2013

Big Brother is watching you!

Sabato mattina ero stravaccata sul divano e mentre facevo del sano zapping su Sky Cinema ho beccato "Hunger Games" iniziato da soli 5 minuti.
Ora, scusate la digressione poco professionale ma sappiate che la saga di Hunger Games scritta da Suzanne Collins è veramente, ma veramente, una GRAN FIGATA!
Ad ogni modo, ero li che guardavo il film quando una parte del mio cervello ha iniziato a farsi sentire con ragionamenti del tipo "Ma questa cosa degli Hunger Games è stata presa in un altro libro che hai letto" fino ad arrivare a "Guarda che hai un blog in cui parlare di tutto questo, sfruttalo".
Quindi eccomi qua.
Di per sé il primo capitolo della trilogia di Hunger Games ha preso qualcosa da "The Truman Show" e da "1984" di George Orwell: al primo si rifà grazie all'idea del reality show, dal secondo prende il contesto politico. Ma andiamo per ordine.
Il primo capitolo della saga ci introduce su Panem, un continente del futuro diviso in 12 distretti (distinti da loro per un diverso stile di vita che va dal "mangio scoiattoli a colazione" a "secondo te questo vestito in latex rosa shocking mi ingrassa?"): ogni anno, in memoria della guerra civile che in passato ha infiammato il paese, ogni distretto deve offrire in tributo alla città di Capitol City un ragazzo e una ragazza dai 12 ai 18 anni che avranno lo sfortunato privilegio di partecipare agli Hunger Games. La competizione costringerà 24 adolescenti a lottare per la propria vita fino a che uno di loro verrà dichiarato vincitore. La protagonista della trilogia è Katniss Everdeen, sedicenne del dodicesimo distretto, che per salvare la vita della sorellina si offre volontaria per i giochi.
I volumi successivi ("La Ragazza di Fuoco" e "Il canto della rivolta") spostano l'attenzione dal reality show alla guerra civile che si scatenerà come conseguenza delle azioni dei giovani concorrenti e vedrà Katniss trasformarsi in un vero e proprio simbolo della rivolta, con tutte le responsabilità che questo comporta; in tre libri è condensata un'analisi minuziosa di come agiscono i governi totalitari, la lotta per la libertà di un'intera popolazione che troverà finalmente il coraggio di ribellarsi per cambiare la propria condizione.

Un'altra saga che prende largamente spunto dai libri della Collins è  "The Selection" scritta da Kiera Cass (in Italia è stato pubblicato solo il primo volume).
Siamo sempre in un mondo del futuro in cui la società è divisa in classi in cui tutti sono succubi degli esponenti del livello sociale direttamente loro superiore. L'erede al trono del regno, in un contesto di guerra, fame e devasto, decide di scegliere la futura sposa prendendo in considerazione 35 ragazze in età da marito fra le milioni di iscritte al concorso indetto dal reame stesso.
Tra queste supera la prima selezione la protagonista, America Singer, la quale nonostante sia innamorata di un ragazzo di grado sociale inferiore al suo (e per questa ragione è costretta a nascondere la sua relazione), decide di prender parte al reality show che si terrà a palazzo per fare in modo che la sua famiglia possa giovarne tra denaro e salti di casta. Ovviamente la vincitrice della competizione diventerà la futura regina di Ilea.

L' ultimo romanzo del giorno che prevede la partecipazione ad un reality è "Anger" di Isabel Abedi (la copertina è molto bella, ma il romanzo un po' prolisso per i miei gusti): questa volta dodici ragazzi trascorreranno tre settimane su un'isola al largo di Rio de Janeiro, ripresi ventiquattr'ore su ventiquattro dalle telecamere. La competizione è molto simile ad un gioco di ruolo e prevede che uno dei partecipanti sia un assassino che deve uccidere (ovviamente per finta) gli altri concorrenti, ma si trasforma in tragedia quando uno di loro viene ritrovato morto per davvero, sfracellato sugli scogli.

Le analogie tra le prime due proposte sono lampanti: in mondi pieni di sofferenza vengono organizzati dei reality show che permetteranno a giovani sbarbatelli in difficoltà di migliorare non solo la propria esistenza ma anche quella dei loro familiari; la situazione evolve oltrepassando il reality e coinvolgendo la nazione tutta in una guerra dilaniante, al termine della quale niente sarà più come prima.

Ora: perché a mio parere leggere "Hunger Games" è cosa buona e giusta?
La Collins ci dà modo di riflettere. Già questo presupposto dovrebbe spingervi a comprarlo.
Gli argomenti su cui farlo partono dai regimi totalitari, dal significato del sacrificio di 24 adolescenti, la lotta per la sopravvivenza (i concorrenti vincono se uccidono giovani della loro età: immaginate il risvolto psicologico che una cosa del genere può avere sulle vostre coscienze), la lotta civile contro il governo: insomma, ce n'è per tutti i palati.
Kiera Cass con molta leziosità sembra insegnare alle giovani donne che nella vita contano tre cose: un marito facoltoso, indossare l'abito giusto per ogni occasione, saper intrattenere gli ospiti mentre il tuo maritino stipula contratti o firma trattati di pace con le nazioni vicine. Come se fossimo tutti tronisti di "Uomini e Donne".
 

Titolo: Hunger Games, La ragazza di fuoco, Il canto della rivolta
Autore: Suzanne Collins
Editore: Mondadori
Prezzo: 14,90€; 17,00€; 17,00€ copertina rigida
Adatto a: uomini, donne, bambini che amano leggere di competizioni all'ultimo sangue con qualche elemento di riflessione.

Titolo: The Selection
Autore: Kiera Cass
Editore: Sperling & Kupfer
Prezzo: 17,90€ copertina rigida
Adatto a: tutte le giovani donne che amano lottare per l'amore di un uomo.

Titolo: Anger
Autore: Isabel Abedi
Editore: Corbaccio
Prezzo: 16,40 € copertina rigida
Adatto a: chi ha sempre desiderato che "L'isola dei Famosi" si facesse più interessante, magari con un morto

La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf
La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf
La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf
La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf
La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf
La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf
La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf
La storia è ambientata nel futuro Nord America (chiamato Panem): la capitale è Capitol City, a cui fanno riferimento 12 distretti caratterizzati da stili di vita e modi di pensare totalmente diversi tra loro. La protagonista si chiama Katniss Everdeen ed è una sedicenne appartenente al dodicesimo distretto conosciuto per la produzione di carbone e per la povertà talmente dilagante da costringere la popolazione a tornare quasi alla preistoria e a procurarsi cibo ed altri alimenti con la caccia e col baratto. Ogni anno la popolazione dei dodici distretti assiste alla favolosa cerimonia della “Mietitura”: i ragazzi dai 12 ai 18 anni indossano i vestiti più eleganti e si dirigono verso la piazza principale con l’unico desiderio di tornare a casa sani e salvi; si, perché la cerimonia della mietitura significa la remota possibilità di dover partecipare agli “Hunger Games”, un reality misto a guerra tra gladiatori organizzato dal governo di Capital City per punire i distretti che in passato hanno cercato di ribellarsi. In ogni distretto vengono estratti i nomi dei due “tributi” (un ragazzo e una ragazza) che verranno condotti nella capitale e da lì gettati nell’Arena in cui, per vincere, dovranno sopravvivere (avete letto bene, vince gli Hunger Games l’ultimo tributo rimasto vivo, il che significa che hanno il diritto di poter uccidere i loro coetanei in qualsiasi modo). La prima ad essere estratta è Prim, la sorellina di soli dodici anni di Katniss, la quale non sopportando l’idea di vederla morta si offre volontaria; dopo di lei viene estratto il nome di Peeta, il figlio del fornaio.
I due verranno condotti nella capitale dove subiranno un vero e proprio processo di marketing umano che li costringerà a recitare determinate parti per conquistare il favore del pubblico e gli sponsor che li aiuteranno con dei doni nel corso del reality. Al termine di questo processo e di una breve sessione di allenamento i tributi saluteranno i propri mentori e stilisti per essere catapultati nell’Arena: dopo sessanta secondi di tempo per guardarsi intorno potranno scegliere se dirigersi verso la Cornucopia e cercare di accaparrarsi gli oggetti migliori o fuggire in cerca di un riparo.
Hanno così inizio i giochi. - See more at: http://www.forumnews.it/?p=3428#sthash.uEJVvs68.dpuf